L’idea dell’imprenditore Gianpiero Falco lanciata attraverso Stylo24: così aiuteremmo le aree del Sud a svilupparsi.

di Gianpiero Falco.

La presente proposta di legge, nasce dall’esigenza di rendere il divario Nord Sud sempre più tenue e favorire altresì il livello di sviluppo delle aree meridionali per il tramite di uno snellimento delle procedure di attuazione degli investimenti intervenuti soprattutto con il Partenariato Pubblico Privato. Ad oggi, non vi è alcun tipo di responsabilità se non quella tenue del reato di abuso di ufficio, che rispetto al danno creato all’economia pubblica è ben poca cosa, specialmente se raffrontato alla potenzialità contrattuale che il Responsabile del Procedimento, acquista nei confronti dell’imprenditore privato che ha fretta nella esecuzione del progetto per i relativi costi di struttura.

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E quindi alla potenziale possibilità di far valere il proprio peso contrattuale secondo le varie modalità di azioni che contraddistinguono ipotesi diverse di reato penale, si aggiungono nel meridione, per la presenza delle associazioni malavitose, soprattutto le possibilità di infiltrazioni nell’economia reale, da parte dei capitali da riciclo. Capitali gestiti per l’appunto dai rappresentanti delle associazione malavitose, che generano rapporti di forza tra la politica e mafia attraverso la gestione amministrativa che trova anche e soprattutto nei limiti della legge Bassanini, spazio vitale. Legge che consente, con la nomina a tempo determinata del Dirigente, una gestione politica e non più amministrativa dell’appalto in questione e questo perché, se il dirigente non dovesse conformarsi alle desiderata del volere politico, sarebbe facilmente sostituibile.

Gestione Politica, che se fosse diretta, avrebbe una conseguente responsabilità e quindi sarebbe tracciabile direttamente nel suo percorso e quindi auspicabile. Mentre in questa maniera, la responsabilità politica viene gravemente filtrata e occultata dal Responsabile del Procedimento, che avendo una responsabilità molto mediata e solo di carattere penale, data la tempistica per il solo accertamento delle responsabilità medesime, riesce a creare una barriera all’entrata per la legalità.

Questo, è il principale ingresso dei rapporti malavita colletti bianchi in società e questo rappresenta il principale ostacolo allo sviluppo del nostro territorio e soprattutto rappresenta, il perché della desertificazione industriale del nostro mezzogiorno. In presenza di mercati globali, oggi, è opinione diffusa che i grandi investimenti, anche e soprattutto quelli infrastrutturali vadano realizzati con l’impiego dei Fondi di investimento, che solo in presenza di una tempistica certa riescono a valutare il proprio impegno per le opere che si realizzano. Non essendoci tale possibilità nelle nostre amministrazioni pubbliche dove regna il caos e soprattutto l’irresponsabilità, è cosa nota che tali Fondi Sovrani, non guardano le operazioni di investimento da Firenze in giù.

La barriera all’entrata allo sviluppo viene dunque assistita da una politica ottusa che non riesce a capire quali siano le giuste leve di sviluppo ed è quello che si sta verificando nell’ultimo decennio dove una politica di dumping fiscale, ai limiti della legalità attuata soprattutto dagli ultimi paesi entrati in Comunità Europea. e tali barriere all’entrata, spostano l’intera industria manifatturiera dall’Italia verso questi altri paesi meno burocratizzati e fiscalmente più convenienti. Ma a risentirne maggiormente, dato il suo basso tessuto socio-economico, è il mezzogiorno di Italia che viene abbattuto anche dalla presenza dei capitali mafiosi che sono i soli a farla da padrone e riescono in questo modo, a riciclare i propri proventi in attività dell’economia reale in grave crisi di liquidità per la evidente riduzione del reddito disponibile generata dalla grande disoccupazione.

Questo intervento, è quindi essenziale al mantenimento del tessuto sociale del nostro paese e non può più essere disatteso, poiché teso alla certezza dei tempi per l’ottenimento delle autorizzazioni amministrativa e soprattutto di esecuzione contrattuale dei contratti di Concessione e tutti quelli ricomprendenti.

L’articolo 1 stabilisce l’obbligo per l’amministrazione concedente di eseguire e chiudere la procedure di affidamento di una concessione e /o altra forma di Partenariato pubblico privato entro e non oltre il 270 giorni dall’avvio del procedimento medesimo, fatte salve le sospensioni causate per causa imputabili ai concessionari.

L’articolo 2 indica in 30 gg il termine massimo, entro il quale il Responsabile Unico del procedimento deve rispondere al concessionario e/o aggiudicatario per le attività di validazione della procedura contrattuale, e nel caso di mancanza di specifica motivazione circa il ritardo della risposta dovuta per l’esecuzione del contratto, vale il principio del silenzio assenso.

L’articolo 3 enuncia, che nel caso siano trascorsi i trenta giorni senza motivato diniego per l’avanzamento procedurale della concessione e/o altro tipo di affidamento rientrante nel PPP (partenariato pubblico privato) e l’Amministrazione Concedente, non esegue quindi senza giustificato motivo il contratto , il concessionario può chiedere al Prefetto , per il tramite del suo ufficio legislativo il controllo della giusta esecuzione contrattuale il giorno successivo alla scadenza del termine in cui il RUP ( responsabile del procedimento) non abbia motivato la sua mancata risposta, entro 30 giorni dalla richiesta fatta dal Concessionario.

L’articolo 4 stabilisce che Il Prefetto , ricevuta l’istanza del Concessionario , valuti la situazione contrattuale e al fine di ridurre i tempi di attesa degli investitori privati , nel caso di corretta esecuzione del medesimo contratto, possa emettere un decreto prefettizio di conformità contrattuale che assuma valore di ratifica del silenzio assenso con eventuale affermazione di danni da corrispondere al concessionario nel caso la situazione di silenzio continui imperterrita, ai danni dello stesso concessionario/investitore.

L’articolo 5, invece, impone alle amministrazioni concedenti per investimenti attivati in partenariato pubblico privato, che le aggiudicazioni delle procedure vengano inviate in prefettura per i controlli di legalità ed opportunità degli investimenti stessi da realizzare e che i medesimi siano inviati almeno inizialmente al Comitato di Ordine e sicurezza alla prima data utile dopo l’aggiudicazione della procedura, per la conoscenza dei fatti e delle persone impegnate nell’iniziativa.

L’articolo 6 stabilisce, che nel caso di variazioni contrattuali intervenute per volontà dell’amministrazione aggiudicatrice, l’atto aggiuntivo della concessione, non può intervenire oltre i 60 giorni dall’accettazione da parte del Concessionario investitore; mentre se la richiesta è effettuata dal Concessionario, il termine è indicato in 120 gg dalla accettazione della P.A

L’articolo 7 reca la data di entrata in vigore della legge.

PROPOSTA DI LEGGE

Art. 1.

(Istituzione di un nuovo sistema semplificativo per la realizzazione degli investimenti in PPP).

1. Si stabilisce con la presente legge che tutte le modalità di attuazione del partenariato pubblico privato (PPP) e le relative procedure amministrative di aggiudicazione, fatti salvi i termini di risposta della P.A previsti nel codice degli appalti, non possono superare i 270 gg complessivi. Fatte salve le eventuali sospensione richieste dal proponente.

Art. 2.

(Termine perentorio).

Si stabilisce altresì che il termine per le risposte da parte dei Responsabili del Procedimento, nell’esecuzione dei contratti del PPP è fissato nella durata dei 30gg a decorrere dalla data di richiesta del Concessionario/Investitore. Nel caso di silenzio e, quindi, di assenza di prescrizioni da adottare, decorso tale termine, si applica la disciplina del silenzio assenso.

Art. 3.

(Ricorso Prefettura).

Trascorsi trenta giorni senza motivato diniego per l’avanzamento procedurale della concessione e/o altro tipo di affidamento rientrante nel PPP (partenariato pubblico privato) e l’Amministrazione Concedente non esegue il contratto, il Concessionario può chiedere al Prefetto il controllo della giusta esecuzione contrattuale. La richiesta potrà effettuarsi alla scadenza del termine di cui all’articolo 2.

Art. 4.

(Intervento Prefetto).

Il Prefetto, ricevuta l’istanza del Concessionario, deve valutare, per il tramite del suo ufficio legislativo, la situazione contrattuale. Se stabilita la correttezza nella esecuzione del contratto, emette decreto prefettizio di conformità contrattuale, che assuma valore di ratifica del silenzio assenso. In tale sede saranno individuati e riconosciuti eventuali danni arrecati alle parte richiedente.

Art. 5.

(Comitato di Ordine e Sicurezza).

Le amministrazioni concedenti devono inviare le aggiudicazioni in Prefettura, ove saranno effettuati i controlli di legalità, nonché di opportunità delle operazioni di investimento aggiudicate. Successivamente alla aggiudicazione della procedura, l’amministrazione concedente è tenuta all’invio della documentazione oggetto di aggiudicazione al Comitato di Ordine e Sicurezza. Il Comitato di Ordine e Sicurezza effettua i controlli e le verifiche sulle procedure adottate e sugli operatori economici aggiudicatari.

Art. 6.

(Termine emanazione atto aggiuntivo).

Le variazioni contrattuali, intervenute nell’ambito del contratto di concessione in seguito a richiesta dell’amministrazione concedente, devono essere ratificate nell’atto aggiuntivo al contratto di concessione. La ratifica dell’atto aggiuntivo deve essere predisposto entro 60 giorni dalla data di accettazione da parte del Concessionario per le variazioni intervenute. Nel caso in cui, tale atto debba essere richiesto da parte del Concessionario, e accettato dall’amministrazione concedente, il termine è individuato in 120 giorni dalla richiesta.

Art. 7.

(Entrata in vigore).

La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.