(Nella foto il defunto Salvatore Attanasio)

L’inedita deposizione di Enrico Rispoli, imputato e condannato in primo grado per l’omicidio dell’uomo che alcuni anni prima avrebbe assassinato il padre Salvatore “’o mericano”: «Mi disse “ti faccio fare la sua stessa fine e non ti pago”»

di Luigi Nicolosi

«Nel momento in cui stavamo per entrare nel palazzo di mia suocera Attanasio esce dall’androne del palazzo e dopo avermi visto mi dice “io ti faccio fare la stessa fine di tuo padre e non ti pago”. Mi sferra un pugno in faccia e mi dà dei fendenti al polso sinistro, sulla coscia destra e al petto. Per difendermi ho estratto il coltello che avevo addosso da prima e l’ho colpito». È questo l’inedito racconto della drammatica notte di sangue culminata quasi un anno fa nell’omicidio di Salvatore Attanasio. Per quel delitto pochi giorni fa Enrico Rispoli è stato condannato a 14 anni di carcere. L’imputato, stando però a quanto emerge oggi dal primo verbale di interrogatorio, aveva paura di Attanasio e, stando almeno a quanto riferito alla polizia, la sua reazione non sarebbe stata altro che un disperato tentativo di difesa.

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Tra i due non correva da tempo buon sangue. Salvatore Attnasio, volto noto della malavita di piazza Mercato, era infatti imputato, seppur a piede libero, per il cosiddetto “delitto di Halloween”: vale a dire l’agguato costato la vita a Salvatore Rispoli, padre di Enrico. Il vero obiettivo dell’incursione armata sarebbe però dovuto essere Vincenzo Maggio, padre dell’ex ras dei Mazzarella, Salvatore, nei confronti del quale Salvatore Attanasio avrebbe avuto a sua volta forti motivi di risentimento: sarebbe stato lui, infatti, il responsabile dell’assassinio del padre Giovanni, avvenuto in seguito a un agguato camorristico compiuto da Maggio junior nel lontano 1998.

Nonostante da allora fossero trascorsi oltre vent’anni le ruggini tra le due famiglie non sono mai state superate. Il drammatico epilogo è così arrivato la sera del 24 aprile dello scorso anno, quando Salvatore Attanasio affronta Rispoli junior e quest’ultimo, preoccupato per la propria incolumità, decide di difendersi sferrando una raffica di fendenti all’addome del nemico giurato. Fermato il giorno dopo il delitto, l’arrestato non ha negato le proprie responsabilità, anzi. Rispoli ha però reso una lunga deposizione di cui il nostro giornale pubblica oggi un ampio resoconto. «La sera dell’omicidio – ha messo a verbale – verso l’1 di notte ho visto Attanasio che che si è fermato con il suo motorino sotto al mio balcone. Ero steso sul letto, poi mi sono alzato per chiudere le serrande e in quel momento ho visto Attanasio passare con lo scooter. L’ho visto parcheggiare e allontanarsi. Per paura sono sceso di casa portandomi un coltello a serramanico. In casa con me c’erano mia moglie e le mie figlie».

È l’inizio di una rapidissima escalation di eventi che di lì a pochi minuti porterà a un doppio spargimento di sangue: «Sono sceso da casa con mia moglie e le mie figlie per farle andare a casa di mia suocera e metterle in salvo. Nel momento in cui stavamo per entrare nel palazzo di mia suocera Attanasio esce dall’androne e mi dice “io ti faccio fare la stessa fine di tuo padre e non ti pago”. Mi sferra un pugno in faccia e mi dà dei fendenti al polso sinistro, sulla coscia destra e al petto. Per difendermi ho estratto il coltello che avevo addosso da prima e l’ho colpito. Attanasio era in piedi. Non so dire in che punti l’ho colpito nella confusione. Dopo la colluttazione mi sono allontanato verso casa di mia suocera mentre Attanasio si è diretto da solo verso il suo motorino». In ospedale Salvatore Attanasio arriverà però cadavere.

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