Sempre più una realtà nel panorama musicale.

Il progetto Radio Tahuanìa nasce dall’amore incondizionato per una terra lontana, il Perù, nel contesto di un progetto di aiuti umanitari in Amazzonia, nel 2015. In Principio la band fa del suo spettacolo un tributo alla “chicha”, un sotto-genere di cumbia peruviana nato tra gli anni ’70 ed ’80, dai toni scanzonati e dal ritmo estremamente ballabile. Nel 2016, complice un secondo viaggio tra le popolazioni indigene della regione di Tahuanìa, i fratelli Sgueglia, Pietro e Sara, le due voci maschile e femminile della band, cominciano a scrivere brani inediti. Nel 2018 esce il primo inedito di Radio Tahuanìa, “yo en casa”, lanciato nelle radio peruviane e campane e promosso dalla band attraverso alcuni festival in Campania. Nel 2019 la band entra in studio dopo una campagna di crowdfunding per la produzione di un EP di musiche originali.

Lo spettacolo di Radio Tahuania è un viaggio tra brani molto ritmati e ballabili e canzoni più orecchiabili, tutti rigorosamente riprodotti live, in uno show di gioia e semplicità.

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Le ritmiche caraibiche ed indigene amazzoniche vengono fuse con i suoni psichedelici delle chitarre elettriche. La Cumbia, le notti afose della selva, i corpi sudati dal ballo frenetico, il ritmo incessante, questi sono gli ingredienti del cocktail micidiale di Radio Tahuania.

Stylo24 ha avuto modo di parlare con Pietro Sgueglia, che ha raccontato la nascita di questo progetto e le sue prospettive. Capaci di andare anche al di là della musica, pur partendo, inevitabilmente, da questa.

Come nasce il progetto Radio Tahuanìa?

«Io e mia sorella apparteniamo a una famiglia legata al Perù attraverso la beneficenza, grazie all’associazione “Alas de Esperanza”, nata 30 anni fa, che ha aiutato a costruire, tra le altre cose, una scuola nella periferia di Lima. Nel 2015 mi sono ritrovato ad Atalaya e ascoltando nelle radio la “chicha”, un sottogenere della cumbia, me ne sono innamorato, tanto che, una volta in Italia, abbiamo deciso di cominciare questo percorso. Due anni dopo sono tornato in Amazzonia, vicino a Bolognesi, dove ho avuto modo di approfondire l’argomento e anche di registrare musiche ancestrali. Da lì, di nuovo a casa, abbiamo scritto alcune canzoni, che hanno portato alla nascita di questo EP, che tenta di raccontare il messaggio appreso, ovvero quello di un modo diverso di vivere la terra».

Da chi è composto il gruppo?

«Ci sono io, Pietro Sgueglia, poi c’è mia sorella, Sara Sgueglia, Antonio Gomez al basso, Alex Perrone alla batteria e Roberto Celentano alla chitarra elettrica».

Parliamo un po’ di Paraiso Perdido.

«E’ un omaggio alla selva amazzonica e a tutti i suoi abitanti. Contiene due brani in spagnolo, due strumentali e uno in lingua shipibo-conibo, popolo nativo dell’Amazzonia peruviana. Il messaggio di quest’ultimo, cantatomi dalla moglie di uno sciamano, diceva ‘ascolta bene la mia voce, ricordala e portala da dove sei venuto’. Che è quello che abbiamo cercato di fare. Il disco è frutto di una ricerca della musica tradizionale e rituale dei popoli amazzonici nella regione di Tahuanìa. Si ispira, appunto, alla “chicha”, un genere in voga negli anni ’70 e ’80 durante il periodo della dittatura di Sendero Luminoso in Peru, quando, durante il coprifuoco, le persone si riunivano nelle case a cantare e ballare. Il brano che chiude il disco è scritto da mia sorella Sara, si chiama ‘Para Dar Luz’, una piccola preghiera per cercare di dare luce a chi resta nell’ombra e non è ascoltato».

Quali sono i vostri progetti per il futuro?

«Ci sono diverse cose in cantiere. Siamo, ad esempio, in contatto per alcuni remix di brani che abbiamo fatto. E, più in generale, la nostra intenzione è quella di creare una rete con tutti gli altri gruppi che fanno cumbia, per condividere insieme le emozioni che ci trasmette questo genere e fare lo stesso con il nostro pubblico».