giovedì, Giugno 30, 2022
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«Paolo Di Lauro voleva uccidere Raffaele Abbinante e Rosario Pariante»

ALLE ORIGINI DELLA PRIMA FAIDA – Il litigio tra Lello Amato e «Ciruzzo o’ milionario» che decretò l’inizio della «scissione»

A fine 2003 la latitanza di Paolo Di Lauro, detto «Ciruzzo o’ milionario», portò a capo del clan Cosimo Di Lauro. Le sue decisioni però portarono a diversi malumori all’interno dell’organizzazione criminale con base a Secondigliano. Al punto che numerosi esponenti storici decisero la cosiddetta «scissione» che poi portò alla prima faida. Di quanto è accaduto ha raccontato negli anni scorsi anche il pentito Giovanni Piana.

Le sue parole sono riportate nell’ordinanza «C3» contro il clan degli «Scissionisti». «Ricordo – si legge nel provvedimento – che verso la fine del 2003, quando i capi del clan Abbinante erano detenuti e Francesco Abbinante era latitante, venne nel Monterosa Genny Mekkei (Gennaro Marino, n.d.r. ) a dire a me, a Giovanni Moccia e a Pasquale Riccio che Raffaele Amato con almeno quaranta, cinquanta persona oltre agli stretti familiari, aveva abbandonato la zona di «mezz’ all’arco», ossia il clan Di Lauro e si era rifugiato in Spagna».

I tentativi di eliminare Raffaele Abbinante e Rosario Pariante

Secondo quanto riferito da Piana «in quell’occasione Mekkei ci riferì da parte del Lello che Paolo Di Lauro aveva avuto intenzione, prima di essere arrestato e che con lui fossero arrestati anche gli altri capi del clan Di Lauro, di eliminare Raffaele Abbinante e Rosario Pariante» e che questa cosa non era fu fatta «perché tutti erano stati arrestati e lui era divenuto latitante».

«Non fu chiaro al momento – spiega ancora il pentito – né ci è mai stato chiarito se Raffaele Amato prima degli arresti era d’accordo ad eliminare questi soggetti o se in caso di disaccordo con Di Lauro, perché non aveva avvertito Raffaele Abbinante e Rosario Pariante; in quell’occasione Mekkei disse che Amato mandava a dire che lui non lo aveva detto perché Abbinante non gli avrebbe mai creduto».

La richiesta agli Abbinante

«Successivamente andarono a Marano, presso una delle case dove Francesco Abbinante stava trascorrendo la sua latitanza, in particolare quella di una cugina, Vincenzo Pariante ed Arcangelo Abete i quali gli dissero le stesse cose che a noi aveva detto Marino Gennaro, precisarono che i motivi dell’allontanamento dell’Amato li avevano saputi dalla sua stessa voce, infatti questi prima di andarsene era passato dal negozio Strike di Vincenzo Pariante dove fanno le scommesse e gli aveva riferito il motivo per cui andava via».

Quindi «chiesero a Francesco di dire se anche gli Abbinante erano d’accordo a passare con Raffaele Amato, dicendo che Rosario Pariante aveva già aderito. Francesco fece arrivare l’imbasciata nel carcere e poi al processo che si svolgeva nei loro confronti i capi Abbinante, Raffaele, Antonio e Guido, decisero di aderire anche loro alla scelta di Amato e ce lo fecero sapere, lo dissero in particolare ad Giovanni Esposto che fece il colloquio con Antonio Abbinante dopo l’udienza».

Il litigio tra Raffaele Amato e Paolo Di Lauro

Comunque «il Marino e il Pariante dissero che c’era stato tra Ciruzzo, ossia Paolo Di Lauro, e Raffaele Amato un litigio sia per il disaccordo sull’eliminazione di Raffaele Abbinante e di Rosario Pariante e sia per il fatto che voleva far comandare il figlio Cosimo».

Ma non solo, anche perché «Ciruzzo pretendeva che tutte le piazze gestite dai vari sottogruppi capeggiati da Arcangelo Abete, Gennaro Marino, Rosario Pariante, Raffaele Abbinante, Massimiliano Cafasso, Prestieri, e tutte le altre della 167 dovevano da quel momento pagare le quote a Paolo Di Lauro. Il Lello si ribellò dicendo che non era possibile fare questo e che lui a queste persone non avrebbe mai chiesto le quote perché eravamo tutti un clan e loro dovevano, com’era stato sino ad allora, pagare la droga che acquistavano dall’Amato e quindi da Di Lauro, ma non dare anche dare una quota sulla vendita». Da lì in poi partì la sanguinosa guerra di camorra

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