La storia.

di Anna Pavarese.

C’è un palazzo, in via dei Tribunali, dalla straordinaria bellezza architettonica, con un cortile a pianta ellittica e un’imponente scalinata interna adornata di statue marmoree. Palazzo Spinelli di Laurino, secondo la leggenda, fu teatro della tragica fine di Bianca. Ella era un’orfana accolta dalla famiglia Spinelli e che diventò ben presto la damigella della moglie del duca, Lorenza, una donna malvagia e crudele. Non era estraneo al suo perfido carattere il marito, al quale, la nobildonna, era solita rivolgere sguardi amari ed infimi.

Ma è in un episodio, che la spietatezza di Lorenza, raggiunse l’apice. Quando il duca di Laurino, in procinto di partire per la guerra, si affrettò nelle stanze per porgere un saluto affettuoso alla consorte, ella lo cacciò in malo modo. Adirato per il trattamento ricevuto, il nobile Spinelli incrociò i dolci occhi di Bianca e il suo sorriso, al quale, prontamente, ricambiò. La scena non sfuggì alla padrona di casa e quello sguardo innocente divenne la prova di un indegno tradimento del coniuge; fu allora che decise di punire la sua damigella condannandola ad una morta atroce.

Alla fanciulla non fu data occasione per difendersi e, rassegnata al suo fatale epilogo, rivolse a Lorenza un’ultima promessa, prima di essere murata viva nelle stanze del Palazzo: “Famme pure murà viva, ma in allegrezza o in grannezza, tu me vidarraje”.

Da allora, la leggenda vuole che lo spirito di Bianca sia apparso alla famiglia Spinelli tre giorni prima di un lieto evento o di una disgrazia. Sembra che lo spettro della ragazza non abbia mai abbandonato la sua dimora e, ancora oggi, c’è chi giura di averla vista camminare nei corridoi o sporgersi dalla balaustra del Palazzo.

Quella di Bianca è una leggenda che contribuisce a far aleggiare un velo misterioso sulla città partenopea.