Le sedute saltano per il numero legale: Manfredi parla di organizzazione, ma il nodo è tutto politico
di RAFFAELE AMBROSINO
«Credo che ci sia più un problema organizzativo». Gaetano Manfredi risponde così alle domande sulle ripetute mancanze del numero legale e sulle assenze registrate nelle ultime sedute del Consiglio comunale. Poi aggiunge che «con una migliore organizzazione si eviteranno questi scioglimenti» e che, in fondo, «problemi sostanziali non ce ne sono».
Appunto. È proprio l’organizzazione uno dei problemi.
Una maggioranza larga che arriva sempre al limite
Perché una maggioranza che sulla carta conta trenta consiglieri non dovrebbe arrivare sistematicamente con l’acqua alla gola quando bisogna garantire il numero legale. Giovedì ne mancava uno soltanto per aprire la seduta. Uno. In Aula c’erano venti consiglieri, diciotto della maggioranza più Antonio Bassolino e Salvatore Lange. Se fosse stato presente lo stesso sindaco, il Consiglio sarebbe cominciato.
Pochi giorni prima, il 23 settembre, un’altra seduta era stata sciolta per mancanza del numero legale, con appena quindici consiglieri della maggioranza presenti su trenta.
Il traffico non basta a spiegare le assenze
Manfredi cita anche il traffico tra le possibili spiegazioni. Può succedere, naturalmente. Un contrattempo, un ritardo, una distrazione appartengono alla normalità. Ma quando il problema si ripete, diventa difficile pensare che sia sempre colpa di una coda in tangenziale.
Ed è qui che la dichiarazione del sindaco, invece di chiudere la questione, ne apre un’altra: chi organizza politicamente questa maggioranza? Chi tiene i rapporti quotidiani con i consiglieri? Chi si accorge per tempo che qualcuno non verrà, che qualcun altro è scontento, che un altro ancora vuole mandare un segnale?
Da Nardi ad Auricchio, i registi dell’era de Magistris
Luigi de Magistris aveva costruito intorno a sé figure che svolgevano anche questa funzione. In una prima fase Alessandro Nardi, capace di muoversi nei rapporti interni, ricucire tensioni e tenere insieme i diversi pezzi della maggioranza.
Poi Attilio Auricchio, capo di gabinetto e direttore generale, per anni vero uomo forte di Palazzo San Giacomo e collaboratore fidatissimo del sindaco. Non era soltanto un dirigente della macchina comunale: partecipava alla gestione politica dei passaggi più delicati e alle riunioni con i capigruppo della maggioranza.
Con Manfredi una figura del genere non si vede.
La delega ai rapporti con il Consiglio e il nodo Armato
C’è una vicesindaca, ma non emerge un ruolo politico forte nella gestione dell’Aula. E c’è Teresa Armato, alla quale il sindaco ha affidato formalmente anche la delega ai rapporti con il Consiglio comunale. Una delega che, alla luce di quanto sta accadendo, evidentemente pesa parecchio.
Perché non tutte le assenze hanno la stessa origine. Alcune saranno davvero casuali. Ma altre possono essere il modo più semplice per manifestare un malumore, una distanza, una richiesta rimasta senza risposta. E in una maggioranza ampia e composita il lavoro politico consiste proprio nell’intercettare queste tensioni prima che diventino sedie vuote.
Una Giunta di tecnici e il problema della manutenzione politica
Il problema sembra stare soprattutto qui: nel rapporto tra i consiglieri e una Giunta composta in larga parte da tecnici, professori, professionisti, persone certamente competenti nei rispettivi settori ma non sempre abituate alla manutenzione quotidiana della politica.
Un consigliere comunale non è un dipendente al quale basta ricordare l’orario della seduta. Va coinvolto, ascoltato, convinto. Qualche volta anche recuperato quando è arrabbiato. È il lavoro meno visibile della politica, ma spesso è quello che impedisce a un Consiglio comunale di saltare per un voto.
Manfredi sostiene che l’attività amministrativa non sia stata intaccata perché gli atti sono stati poi recuperati. È un dato che può rivendicare. Ma resta il fatto che due sedute saltate in pochi giorni pongono una questione di tenuta e di organizzazione della maggioranza.
Se manca l’organizzazione, manca anche la politica
Il sindaco dice che il problema non è politico ma organizzativo. Può essere la sua lettura. Resta però una constatazione: in politica anche l’organizzazione è politica.
E forse è proprio questo che oggi manca a Palazzo San Giacomo: non i professori, quelli abbondano. Manca qualcuno che tenga insieme la classe.
Così, più che il Comune di Napoli, a volte sembra la Federico III.

















