mercoledì, Febbraio 1, 2023
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Palazzo San Giacomo abbandona il don Guanella: 400mila euro di arretrati

Don Aniello Manganiello a Stylo24: «Rette non pagate da 18 mesi, costretti a indebitarci. Ma il sindaco Manfredi non aveva stipulato il Patto educativo?»

L’emergenza sociale a Napoli è palpabile. Tantissimi i ragazzi abbandonati in strada, altrettanti quelli che abbandonano la scuola. Molti finiscono per diventare «manovalanza» per la criminalità organizzata. Altri finiscono a perpetrare rapine, furti o reati simili. Per contrastare questo fenomeno e aiutare i ragazzi sono in campo volontari e opere benefiche di tutto rilievo che dovrebbero essere supportate dalle istituzioni. Eppure proprio un Ente pubblico sta mettendo in grossissima difficoltà l’opera Don Guanella che, in un territorio ad altissima incidenza criminale, ogni giorno fornisce il proprio aiuto a ben 140 ragazzi sfortunati. Il Comune di Napoli, infatti, da ben 18 mesi non paga le rette per i ragazzi ospitati dal semiconvitto.

Semiconvitti in difficoltà

«Tutti i semiconvitti di Napoli sono in questa situazione di sofferenza a livello economico» afferma a Stylo24 don Aniello Manganiello. «Il Comune non ha liquidità – spiega -, se si pensa che ha 5 miliardi di deficit. Abbiamo sempre sofferto di ritardi ma ora il tempo d’attesa è lievitato tantissimo per il pagamento delle rette per i ragazzi che lo stesso Comune ci invia tramite i servizi sociali. Sono giovani provenienti da famiglie con diverse tipologie di problematiche, da quelle con un genitore in carcere a situazioni di povertà, di tossicodipendenza, di alcolismo».

«Cosa giusta è che l’Ente faccia una convenzione con un istituto religioso, laico o d’ispirazione laica per dare possibilità a questi ragazzi di poter vivere, dalla refezione al tardo pomeriggio, alle 18, in un contesto sereno, dove non respirino violenza e problematiche. Un’esperienza di disintossicazione. Sono centri che poi danno anche la possibilità di curare la formazione cristiana e di potersi approcciare al valore della cultura accompagnati da educatori che sono scelti dall’opera Don Guanella che li paga». Ma 18 mesi «ci crea grossi problemi per reperire le sostanze, per pagare gli educatori, la ditta che fornisce il servizio mensa, che si cura della pulizia ma anche per pagare le utenze e la manutenzione».

Come avete resistito questi 18 mesi?

«L’opera Don Guanella centrale ci ha prestato delle somme di denaro che noi dobbiamo restituire perché l’opera Don Guanella ha in gestione tantissime case nel mondo e non può aiutare solo una casa. Fa dei prestiti che poi devono rientrare perché ha il dovere di avere attenzione per tutte le opere nei 5 continenti e che vivono situazioni di difficoltà».

Il silenzio delle Istituzioni

Da Palazzo San Giacomo vi hanno fatto sapere qualcosa?

«Non ci hanno mai dato una risposta esaustiva tanto è vero che siamo stati costretti a fare un’ingiunzione di pagamento tramite avvocato perché rischiamo molto. L’opera centrale non può continuare a farci prestiti, l’acqua, prima o poi, si esaurisce. Ogni mese tra educatori, ditta che cucina, personale e le altre spese ci vogliono 40 mila euro per portare avanti questa casa. Siamo stati costretti a fare quest’ingiunzione e ora aspettiamo una risposta».

Ma il sindaco Gaetano Manfredi non è mai intervenuto?

«No ma quello che ci ha sconcertato da Palazzo San Giacomo è che ci sono state delle battute, delle affermazioni che ci hanno lasciati di stucco». Dal Comune è emerso il pensiero che «per la cura dei ragazzi e per il loro accompagnamento educativo non sono indispensabili i semiconvitti, se ne può fare pure a meno. Non solo non danno risposte ma per trovare una via d’uscita hanno avuto anche il coraggio di dire che non sono indispensabili. È sconcertante».

«Ma come, ci domandiamo, hanno firmato il patto educativo. Manfredi lo ha firmato con l’Arcivescovo di Napoli e altre realtà. Allora i patti educativi sono carta straccia, non li firmate proprio. Non si può abbindolare la gente con delle roboanti iniziative che poi non vengono mantenute. Meglio fare poco e non dirlo piuttosto che pensare di fare qualcosa che poi si rivela carta straccia. Non si cambia la realtà con le buone intenzioni».

Una situazione peggiorata nel tempo

Con le giunte precedenti come andavano le cose?

«Abbiamo sempre avuti problemi ma non abbiamo mai dovuto aspettare così tanto. Aspettavamo 4 o 5 mesi ma 18 mesi non è mai capitato».

Ma ora c’è la “scusa” della mancanza di liquidità e del maxi debito?

«Allora dobbiamo dire che i sindaci sono stati anche la causa dell’accumulo del buco da 5 miliardi di euro. Nessuno però è stato messo sotto la lente d’ingrandimento della Corte dei Conti, della Magistratura. Come mai il Comune ha maturato dei debiti così enormi? I sindaci non devono rispondere di questo? Nessuno è stato chiamato a farlo».

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