sabato, Maggio 28, 2022
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Le suggestioni di Palazzo Marigliano, gioiello del Rinascimento napoletano

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Palazzo Marigliano, collocato nella centralissima e famosissima via San Biagio dei Librai, rappresenta sia dal punto di vista storico che architettonico uno dei palazzi nobiliari più interessanti di Napoli. L’edificio sorge in uno dei luoghi più suggestivi della città, alla convergenza fra i resti dell’antica città greco-romana, la basilica di San Lorenzo, San Gregorio Armeno e la sua lunga tradizione artigianale nella produzione di presepi e le decine di botteghe di mastri librai che popolavano San Biagio, uno dei luoghi più culturalmente densi di Napoli. In questo palazzo dimorò anche la regina di Napoli, Costanza di Chiaromonte, ella infatti sposò il re Ladislao il giorno della sua incoronazione, quando il re aveva solo dodici anni. Successivamente fu ripudiata dal marito, che sciolse il matrimonio con l’assenso del vescovo di Gaeta e del Papa.

Solo nel 1396 Costanza si risposò con Andrea de Capua, proprietario del palazzo, e qui si trasferì. Successivamente nel 1513 Bartolomeo de Capua, conte di Altavilla, incaricò Giovan Francesco Donadio, detto il Mormando, di abbellire la dimora di famiglia secondo in canoni del tardo rinascimento, usando un’alternanza di marmo e piperno, oggi questa caratteristica lo rende uno dei pochissimi edifici della città ad aver mantenuto il suo volto rinascimentale. In questo palazzo fu architettata nel 1701 la congiura di Macchia (Contea di cui era signore Gaetano Gambacorta, a capo della congiura), che vide coinvolti Tiberio Carafa, i De Sangro, i Capece e quasi tutte le altre famiglie nobiliari del meridione, stufe del dominio spagnolo e del vicereame. L’intento della congiura era uccidere il viceré Luigi Francesco de la Cedra, duca di Medinaceli, prendere possesso di tutti i castelli, sollevare il popolo contro gli spagnoli ed aspettare l’arrivo delle truppe austriache, dopodiché proclamare Carlo, figlio dell’imperatore d’Austria Leopoldo, re di Napoli. Ma il viceré, dopo aver intercettato delle lettere del Cardinale Grimani, ambasciatore austriaco a Roma, indirizzate ai congiurati scoprì dell’esistenza della congiura ma non riuscì a svelare l’identità dei capi.

 

Così il 23 settembre, dopo un attentato fallito, i nobili assediarono Castelnuovo e tentarono di ottenere il favore del popolo, inviando l’Eletto del popolo Saverio Pansuti ad arringare la folla in piazza Mercato, ma come durante la rivolta di Masaniello i nobili non vollero schierarsi con il popolo contro il nemico comune e rimasero neutrali, così fece il popolo con la rivolta dei nobili. Al terzo giorno l’assedio al castello fu rotto dalle truppe spagnole, che affrontarono e sconfissero gli ultimi congiurati a Santa Chiara, sulla cui torre era stata innalzata la bandiera austriaca. Il Gambacorta fu costretto a scappare in Austria dove morì, mentre altri nobili furono incarcerati.

Col passare degli anni la proprietà dell’edificio pervenne a Bartolomeo de Capua (omonimo del Bartolomeo sopracitato), il ventesimo conte di Altavilla, egli, intenzionato come il suo avo ad abbellire il palazzo, si servì dell’opera del maestro De Mura per far realizzare un affresco autocelebrativo che lo ritraeva mentre salvava il re Carlo III di Borbone durante la battaglia di Velletri del 1744. Successivamente l’edificio passò sotto la proprietà dei Marigliano, da cui prendono il nome e che ancora oggi lo possiedono in parte. La storia di questo palazzo, ha affascinato storici e studiosi dell’arte, poiché rappresenta la storia della parte più antica della città, come quella della sua più antica nobiltà: si tratta di uno dei posti più suggestivi di Napoli.

 

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