Palazzo dei Marescialli, sede del Csm

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Lontano dallo spegnersi le polemiche seguite all’elezione dell’ex responsabile Giustizia del Partito democratico David Ermini a vicepresidente del Csm. Nel frattempo, domani il plenum di Palazzo dei Marescialli è chiamato a votare i componenti della Sezione disciplinare.

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Si tratta del tribunale che giudica
i magistrati nei procedimenti disciplinari promossi dal Procuratore generale della Cassazione e dal ministro della Giustizia

I componenti da eleggere tra gli stessi consiglieri di Palazzo dei Marescialli sono cinque, perché il sesto, che generalmente presiede la Sezione, è il vicepresidente del Csm, in questo caso Ermini. E non è detto che la spaccatura che c’è stata tra le correnti della magistratura sull’elezione del “numero due ” di Palazzo dei Marescialli, per la provenienza diretta dalla politica del ‘renziano’ Ermini, non abbia ripercussioni anche su questa votazione.

Passa chi ottiene il maggior numero di voti, ma la scelta è vincolata dalle norme: occorre che ci sia uno dei laici eletti dal Parlamento (e dunque stavolta uno dei professori di area M5S, o in alternativa uno dei docenti o avvocati indicati da Lega e Forza Italia), un giudice di Cassazione ( e qui la scelta è tra Piercamillo Davigo e Loredana Micciché di Magistratura Indipendente) e tre magistrati di merito tra i 14 eletti.

Se dunque bisognerà aspettare domani per sapere come la Sezione sarà composta, è già noto invece il calendario dei processi

Ce ne sono due con indubbie connotazioni politiche. Uno riguarda i pm di Napoli che si sono occupati dell’inchiesta Consip, che vede tra gli indagati il padre di Matteo Renzi e Luca Lotti quando era sottosegretario: i due magistrati, Henry John Woodcock e Celestina Carrano, sono accusati di aver violato i diritti di difesa dell’ex consigliere di Palazzo Chigi, Filippo Vannoni per averlo ascoltato il 20 dicembre del 2016 come testimone, quando secondo l’accusa ci sarebbero già stati gli elementi per la sua iscrizione nel registro degli indagati.

Il processo era arrivato vicino alla conclusione
con la precedente Sezione disciplinare,
ma su istanza della difesa è stato rinviato al 5 novembre

L’altro processo “sensibile” riguarda invece il governatore della Puglia Michele Emiliano, che è ancora un magistrato (ma fuori ruolo) e che per questo deve rispondere della sua militanza attiva nel Pd (con incarichi nel tempo di presidente e segretario del partito in Puglia) e della sua candidatura alla segreteria nazionale in alternativa a Renzi. Il processo era stato sospeso perché la norma disciplinare contestata ad Emiliano era stata sottoposta alla Consulta, che però l’ha salvata, escludendone la illegittimità. E dunque ora dovrà riprendere il giudizio sotto la presidenza di Ermini.

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