Con l’architetto, figlia dell’ingegnere Corrado, sotto accusa anche due ex sovrintendenti.

L’obiettivo degli inquirenti è capire se qualcuno ha autorizzato e reso possibile il frazionamento di Palazzo d’Avalos. E per fare ciò, come riporta un articolo del ‘Mattino’, a firma del collega Leandro Del Gaudio, hanno sequestrato carte, analizzato verbali, pareri, mail, ricostruzioni topografiche e varianti. La denuncia che ha fatto partire l’inchiesta è quella di alcune associazioni, secondo le quali ci sarebbe stato un “frazionamento di un edificio storico, sottoposto a vincolo”. Ipotesi che vede coinvolti tre indagati: due ex soprintendenti, Giorgio Cozzolino e Luciano Garella, e l’imprenditrice Tiziana Ferlaino, architetto a capo della società Vasto srl, che acquistò l’edificio nei primi anni Novanta, con l’obiettivo di riportare l’edificio monumentale ai fasti di un tempo.

La Procura, quindi, intende stabilire se ci sia stato il via libera a frazionare l’antico salone degli specchi della famiglia d’Avalos o il piano nobile (primo piano) o se, più in generale, ci sia stato l’ok alla creazione di una ottantina di appartamenti da vendere al miglior offerente. Ipotesi che viene puntualmente negata, con il massimo della collaborazione, dagli uffici della Vasto srl, dove la figlia dell’ingegnere Corrado Ferlaino, è stata raggiunta lo scorso settembre da un avviso di proroga delle indagini, assieme ai due ex sovrintendenti, ovvero altri sei mesi per portare al termine le verifiche sul progetto e sulla denuncia.