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di Antonio Girardi.

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In via Toledo, frontale all’ingresso della Galleria Umberto I, sorge Palazzo Berio di cui sono incerti l’architetto e l’anno di costruzione. La prima informazione pervenutaci sull’edificio risale al 1652, quando fu abbassato il livello della strada dinanzi l’edificio per agevolare il passaggio dei carri come ordinato da Simone Vaaz, conte di Mola. Si sa poi che nel 1743 il duca Perrelli di Monasterace, che possedeva allora il palazzo, restaurò la fontana presente nel cortile incaricando per l’opera l’ingegner Sciarruta. Nel 1772 avvenne il battesimo di Maria Teresa, prima figlia di Ferdinando IV e Maria Carolina, all’evento partecipò il marchese di Salsa, Giovan Domenico Berio, in rappresentanza del re di Spagna, Carlo III.

Per l’occasione il marchese decise di affittare dal Perrelli il palazzo e di metterlo a disposizione per i festeggiamenti che avrebbero seguito il battesimo. Per rendere il palazzo all’altezza degli invitati alla festa, Berio chiamò Luigi Vanvitelli perché costruisse un salone da ballo ed un piccolo teatro a livello del ricco giardino. Conclusa la festa e risolti alcuni contrasti con altri inquilini riguardanti dei danni ad alcune piante di agrumi durante le feste, Vanvitelli poté cominciare i veri e propri lavori di restauro dell’edificio. L’architetto ridisegnò completamente la facciata principale e le pareti del cortile e successivamente servendosi dell’aiuto di Giacinto Diano e Gaetano Magri si occupò di abbellire la sala da ballo e il teatro. Infine, a lavori ultimati, Berio decise di acquistare definitivamente il palazzo dal duca Perrelli.

 

Nel 1791, con la morte di Domenico, l’edificio passò al figlio Francesco Maria, costui ebbe cura, assieme alla moglie Giulia Imperiale, di adornare l’edificio, donandogli una ricca biblioteca e una quadreria e rendendolo un luogo d’incontro per la nobiltà colta dell’epoca. Nel 1795 palazzo Berio fu dotato del suo capolavoro, il gruppo scultoreo di Adone e Venere ad opera di Antonio Canova, che fu acquistato per volere di Francesco Berio. Il marchese è ricordato anche per essere stato librettista dell’Otello di Rossini. Alexandre Dumas racconta infatti un aneddoto sul soggiorno a Napoli del compositore. Egli sarebbe stato ospitato in città in casa di Domenico Barbaja, che in cambio di vitto e alloggio, gli avrebbe chiesto di musicare l’Otello per il suo teatro. Rossini accettò ma col passare dei mesi non si decideva a cominciare l’opera, così il Barbaja decise di murare la porta della sua stanza dall’esterno e di non liberarlo finché non avesse finito l’opera. Rossini completò l’Otello in tre giorni e l’opera fu messa in scena il 4 dicembre 1816 al Teatro del Fondo.

Alla morte del marchese Berio nel 1820 fu richiesto dalla moglie al Canova una seconda scultura come monumento funebre del marito, purtroppo Canova morì prima di poterla realizzare. Alla morte di Francesco Berio la sua eredità fu divisa fra le quattro figlie e pertanto si decise di vendere l’intera quadreria e lo stesso gruppo scultoreo di Adone e Venere, questo fu venduto per soli 2.000 ducati, ma appena arrivato in Svizzera fu valutato 28.000. La storia dietro palazzo Berio è sicuramente l’espressione dell’altra faccia della nobiltà napoletana, quella più dedita alle feste, all’arte, alla musica e alla bella vita che al potere e alla politica.

 

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