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Uno dei palazzi più celebri e visitati di Napoli è certamente il Palazzo Reale di Capodimonte, che, dopo essere stata dimora di principi e di re, funge adesso da museo per esposizioni e mostre famose in tutto il mondo. La sua storia comincia con la venuta di re Carlo III di Borbone, che per primo si interessò dopo secoli all’ammodernamento sul piano urbanistico della città di Napoli. Tante furono le grandi opere di quel periodo, come il Real Albergo dei Poveri e la Reggia di Caserta, tutte avevano come obbiettivo il portare lustro alla nuova monarchia e alla città, che doveva rivaleggiare con le altre capitali d’Europa. Coerentemente con quest’opera di ingrandimento urbanistico, il Borbone decise di incaricare l’architetto Antonio Medrano di acquistare tutte le proprietà agricole adiacenti il bosco di Capodimonte. Infatti il luogo era stato scelto come riserva di caccia del re e il Palazzo Reale, la cui edificazione cominciò nel 1738, fu originariamente pensato come luogo di riposo durante le battute di caccia, nonché come luogo dove sistemare l’inestimabile collezione Farnese di proprietà del re.

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La realizzazione dell’opera fu affidata ad Angelo Carasale, ma anche il Sanfelice intervenne nei lavori della chiesetta di San Gennaro e della fabbrica di porcellane, voluta dalla regina. I lavori si protrassero per molto, anche perché le finanze del regno non permettevano di poter costruire contemporaneamente la mole di grandi opere progettate, fino a quando nel 1759 re Carlo abbandonò il trono di Napoli in favore del trono di Spagna.

 

Al re Carlo successe Ferdinando IV, terzogenito del re, poiché il primogenito soffriva di epilessia ed era inadatto a governare e il secondogenito fu designato come erede di Spagna. Ma il governo, di fatto, era nelle mani del principe Cattaneo di San Nicandro, che fece sospendere del tutto la costruzione del palazzo e, dopo aver trasferito la collezione Farnese nel Palazzo degli Studi, attuale sede del MANN (museo archeologico nazionale di Napoli), adibì il palazzo di Capodimonte come residenza per sé stesso e per il principe Filippo, primogenito di Carlo.

Di certo è noto che Ferdinando IV non ebbe un buon rapporto con le rivoluzioni e con il popolo, infatti per due volte dovette fuggire dalla città: nel 1799 a causa della rivolta giacobina sostenuta dai francesi e nel 1804 a causa dell’avvento delle truppe di Napoleone. In entrambi i casi fu proprio la collezione Farnese a rimetterci, poiché più volte fu saccheggiata ora dal re in fuga, ora dai francesi.

Fu proprio sotto la reggenza di Giuseppe Bonaparte che fu progettato il ponte della Sanità che collega il Museo con Capodimonte, risparmiando ai cavalli la fatica della scalata. Solo nel 1817, la restaurata monarchia borbonica decise di adibire il palazzo reale di Capodimonte come Museo Borbonico, sistemandovi innumerevoli collezioni d’arte. I lavori di costruzione ripresero proprio in questo periodo, nel 1833, quando l’edificio fu ammodernato ed abbellito. Anche dopo l’Unità d’Italia continuarono i lavori di restauro e ospitò negli anni sia la regina Margherita che il re Vittorio Emanuele III. Dal ’57 è uno dei musei più visitati e uno dei luoghi più suggestivi della città, sia dal punto di vista storico, culturale ed artistico che da quello naturalistico.

 

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