Al Teatro Sannazaro la presentazione del libro ‘Il Sistema’, dialogo tra l’ex pm e il direttore di Libero

di Ilaria Riccelli

È stata la prima volta dopo molto tempo in un teatro pieno per un evento culturale. Il pubblico che dapprima timidamente si avvicina alla platea, sembra aver finalmente aver ritrovato posto e voce in sala. Si tratta della presentazione di un libro che ha fatto molto discutere e che ha squassato dall’interno le pareti dei palazzi del potere: «Il Sistema», dialogo tra l’ex pm Luca Palamara e il direttore del quotidiano Libero, Alessandro Sallusti.

ad

«La mia non è una vendetta» chiosa Luca Palamara al termine di questo lungo incontro tenutosi al Teatro Sannazaro, organizzato dall’associazione Polo Sud presieduta da Amedeo Laboccetta.

«Non c’è nessuna vendetta nel mio racconto, che nasce da un incontro casuale con il direttore Sallusti, con il quale pure mi sono scontrato perché su posizioni diverse in passato, che però non rinnego, così come recita l’incipit del libro. Non rinnego quelle posizioni che ho assunto per difendere l’autonomia della magistratura. Grazie al direttore mi sono poi appassionato alla fisica quantistica, che da ragazzo odiavo, perché descrive il modo in cui i vari elementi si relazionano tra loro: allo stesso modo la magistratura non vive in un corpo isolato ma entra in contatto con le lobby con la politica, con l’informazione, con l’intelligence. Il racconto iniziale è diventato man mano organico, ho dato una immagine della magistratura che dall’esterno fa male, ma l’ho fatto perché la magistratura deve essere indipendente, fatta da magistrati indipendenti».

Sembra andare oltre la linea del silenzio l’ex giudice, quel silenzio che nessuno ha mai varcato, e anche oltre quella malcelata impressione di intoccabilità di cui vestono di solito i potenti che siedono le poltrone al potere. Ex membro del Csm, radiato dal suo ordine per indagini di corruzione, Palamara decide di sviscerare nelle coinvolgenti pagine del libro che scandisce la sua intervista con Sallusti, una vicenda che ha vissuto in prima persona, la storia che lo ha prima portato in vetta e poi negli abissi: i giochi di correnti all’interno delle alte cariche della magistratura italiana che si intessono pericolosamente nella tela del «Sistema» che le lega ai personaggi di spicco della politica italiana.

Si parla quindi potere oltre la linea del silenzio, anche per i non addetti ai lavori, tradendo l’impressione di non aver ancor detto tutto, mentre viene scomodato anche il Presidente della Repubblica. Luca Palamara però non ha paura, «Io non ho paura», lo dice sempre mentre parla del suo libro agli altri ospiti prestigiosi presenti all’evento, che si preparano ad entrare nel vivo di un dibattito che non ha tenuto sulla sedia nemmeno il pubblico presente in sala.

Il giornalista Simone Di Meo, direttore di Stylo24, presenta i relatori introducendo uno scambio di opinioni senza frontiere né duelli tra i magistrati e avvocati presenti in sala, per amore della democrazia e della chiarezza, ai quali quindi pone precise e nitide domande per alimentare uno scambio costruttivo. «Non sono un esperto di giustizia questo è stato il segreto del successo di questo libro: l’incontro tra un competente e un non addetto ai lavori, l’intervista che ho fatto al dott. Palamara è durata 200 ore di registrazione ed è ricco di cose di cui nessuno aveva mai parlato».

I punti di vista degli ospiti sono chiari: riformare la magistratura, cambiare i modi di accesso, e anche alcune regole interne. Il dott. Carlo Nordio, già sostituto Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Venezia è chiaro sul punto: «La riforma del Csm deve partire dal metodo in cui vengono scelte le cariche che deve passare attraverso il sorteggio».

Il giudice che già ne aveva parlato in un suo libro edito 25 anni fa ritiene necessario «un sorteggio tra persone competenti che si allarghi oltre che tra i giudici anche tra i docenti universitari e gli avvocati, L’elezione non va bene perché possono crearsi stanze di compensazione all’interno del Csm, in cui si possono scambiare favori per i voti ottenuti. Tra l’altro ci sono altri organi che funzionano così se si pensa alla Corte d’Assise in cui sono presenti giurati popolari che formalmente hanno lo stesso peso dei giudici togati».

«Come si può continuare a indossare la toga, dopo aver letto il libro del Dott. Palamara che parafrasando il film Blade Runner scrive: ho visto cose che voi umani non potete immaginare?» domanda il giornalista Di Meo al Prof. Avv. Vincenzo Maiello che risponde: «Vivere per il diritto vuol dire lottare per il diritto, uno scarto tra il diritto così come dovrebbe essere e come invece talvolta non è, questo alimenta l’impegno del difensore che è un lottatore per antonomasia».

È chiaro invece l’avvocato Domenico Ciruzzi: «È necessario riformare le modalità di accesso al concorso in magistratura, la cultura del giudicante non funziona più, ormai questi concorsi vertono su prove selettive che privilegiano una cultura mnemonica dato la particolarità delle tracce scelte per rendere più difficile il tema. Tutto questo a scapito di una cultura umanistica di cui invece dovrebbe essere intriso il giudice. Ci vuole una preparazione più ampia e più colta per gli aspiranti giudici».

Per L’avv, Nicolas Balzano «è necessario svincolare la società civile e politica dal perenne ricatto di indagini strumentali, ristabilendo una immunità parlamentare frettolosamente ed erroneamente cancellata da una pavida classe politica post tangentopoli».

Incisivo l’intervento poi di Arcibaldo Miller, capo dell’ispettorato Generale del Ministero della Giustizia che pone l’accento sulla politicizzazione e sulla necessità di una magistratura indipendente dalle correnti politiche. Spunto che approfondisce anche Luigi Bobbio, giudice civile presso il tribunale di Nocera Inferiore «Luca Palamara ha fatto una grande operazione verità e probabilmente c’era molto altro da dire. La magistratura di cui pure faccio parte vive nella convinzione di una assoluta superiorità morale: possiamo dire cosa è il bene e cosa è il male ma così non è. La dimostrazione è questo contesto che chiede un rimedio: la cosa grave è che però non si ha notizia di una sola indagine che riguardi i fatti gravissimi contenuti nel libero di Sallusti e Palamara, e questo non va bene, l’informazione e i media non parlano dei fatti contenuti in questo libro. La normalizzazione della magistratura non può avvenire da sola, ma il corpo malato deve essere curato. Il prossimo parlamento mi auguro che faccia una commissione di inchiesta, non questo ma il prossimo».

Sembra esista uno scudo insomma, che sebbene la maggior parte dei magistrati non siano coinvolti in queste macchinose dinamiche, il silenzio faccia da muro di gomma.

Riproduzione Riservata