di Francesco Monaco

Il Napoli contro il Feyenoord vince perché è più forte e perché gioca bene. Ma, come gli sta capitando nell’ultimo periodo, vince soprattutto perché è più forte. Il 3-1 agli olandesi, al di là del fatto che Sarri veda nell’unico momento di appannamento della squadra la metà del primo tempo, è figlio di un gioco che non è il solito per gli azzurri. Sarà che ormai ci si è talmente abituati a vedere la compagine allenata dal tecnico toscano giocare bene, anzi, estasiare i propri tifosi e gli appassionati di questo sport, che quando qualcosa non torna lo noti subito. Così come quando, invece, la giostra torna a girare. Anche all’interno della stessa partita. Momenti che vanno persino al di là delle marcature dei tre tenori Insigne, Mertens e Callejon in salsa napoletana. Che sono più che altro un gentile omaggio di una difesa che in Serie A davvero farebbe fatica a starci. Mentre in Olanda, non più tardi di qualche mese fa, ha chiuso davanti a tutti.

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Il Napoli di sempre lo si è visto nelle occasioni che solo per qualche errore di imprecisione non si sono trasformate in gol. Quelle che, forse, più semplicemente, il Dio Pallone ha scelto proprio di far terminare fuori. Si perché, d’altronde, come ha scritto una volta Paulo Coelho, “è l’irregolarità delle vette a rendere affascinanti e imponenti le montagne”. Anche se forse è meglio non dirlo a Sarri. Il cui elogio della perfezione sta tutto nella rabbia scagliata verso la panchina al termine della gara. Pochi secondo dopo aver subito un gol evitato in precedenza da Reina, autore della parata su rigore che respinge al mittente le troppe critiche delle ultime settimane. Una rete che, se da un lato cambia poco a livello di risultato, potrebbe pesare in una competizione a gironi in cui la differenza reti alla lunga può essere decisiva. E proprio nessuno meglio del Napoli lo sa.

Un Napoli forse fattosi condizionare dall’ambiente o viceversa. Quel pubblico del San Paolo che ieri non ha neanche raggiunto le 23 mila unità. La metà esatta dei presenti contro il Benevento in campionato. Forse troppo concentrato sul campionato come la stessa squadra. Consapevoli, tutti, di quanto la Champions sia un bellissimo sfizio e nulla più. Una festa, come l’ha definita lo stesso Sarri. Mentre per quel tricolore sul petto, mai come quest’anno, è d’obbligo lottare. Si spiegano forse così le luci ed ombre di una partita che comunque, complice anche il 2-0 di Manchester, del City sullo Shakhtar, consente agli azzurri di ripartire alla conquista del secondo posto nel girone. Perché, al di là di tutto, nessuno vuole abbandonare una festa prima che questa sia finita.

Pagelle:

Reina 7: A Ferrara aveva subito un gol da uomo, secondo Sarri. Con il Feyenoord è tornato soprattutto a fare il portiere. Quando unisce entrambe le cose, diventa quasi insuperabile, come nell’occasione del rigore parato. Siamo uomini o caporali?
Hysaj 6,5: Se qualcuno gli avesse mai detto che non avrebbe dovuto far rimpiangere Maggio difficilmente ci avrebbe creduto. In ogni caso lo fa senza sbavature in difesa e trovando anche il tempo di regalare qualche azione importante in fase offensiva
Maksimovic 6: Quando si è sentito chiamare per la terza volta Raul non ce l’ha fatta più. L’assenza di uno come Albiol non è facile da sopperire, ma lui ci prova col massimo impegno. In fase di copertura promosso, meno nell’intesa con i compagni. Come si vede in occasione del gol subito.
Koulibaly 6: Deve assumersi maggiori responsabilità in difesa e lo fa, soprattutto in fase d’impostazione. L’avversario non è dei più pericolosi, concedendogli persino il tempo per provare a far gol. Purtroppo Albiol dimentica di lasciare il joystick che lo controlla a qualche compagno e nell’ultima azione inganna se stesso e Maksimovic, aprendo la porta al 3-1 degli olandesi.
Ghoulam 6: Serata tutto sommato semplice per “Faouzi Carlos”, come qualcuno lo ha ribattezzato dopo il gol alla Spal. Vista la pochezza avversaria, decide di riposarsi un po’, finendo per farsi notare soprattutto in occasione del rigore inesistente fischiatogli contro dal direttore di gara. Non c’ero e se c’ero dormivo.
Allan 6,5: Motorino instancabile di un Napoli che difficilmente può fare a meno di lui in questo momento. Non sarà un giocatore da Fantacalcio, ma il suo modo di non mollare mai dall’inizio alla fine sembra veramente appartenere a qualche altro sport. Instancabile.
Jorginho 6: Si esalta anche in fase di recupero palla, forse ancor più che in quella
d’impostazione. Arrivando a giocare un po’ meno palloni del solito, complice anche la densità che il Feyenoord fa a centrocampo nella sua zona. Chissà che la gara trasmessa in chiaro non abbia concesso a Ventura la possibilità di osservarlo meglio.
Hamsik 6: Continua la maledizione di Maradona sulle sue spalle. Quei due gol gli
pesano evidentemente tanto, forse troppo, finendo per condizionarne una prestazione comunque in ripresa. Messo per due volte davanti al portiere, spedisce in entrambi i casi a lato. Sarri ne premia l’impegno lasciandolo in campo dieci minuti in più della solita ora. E’ già un inizio.
Callejon 7: Segna anche in Champions, dopo le 4 reti in campionato. Come al solito è praticamente ovunque, tanto da far sembrare che quelli con il numero 7 sulla maglia azzurra siano almeno due in campo. Uno dei figli prediletti del Dio Pallone, che gli deve aver concesso il dono dell’ubiquità.
Mertens 7: Il gol è da centravanti di razza, che non sbaglia un colpo. Poi ci sono le
solite, per lui, magie che esaltano il San Paolo. Come quando, senza guardare, mette Hamsik solo davanti al portiere. Oppure nel tentativo di riprovare un colpo che sta diventando il suo marchio di fabbrica. Quel pallonetto che, fosse entrato, avrebbe seriamente minato la solidità del San Paolo.
Insigne 7: Ha il merito di sbloccare la gara con un gol dalla distanza. Ma la giocata
più bella è il tiro al volo che prova a spedire alle spalle del portiere avversario. E’
forse nel momento migliore della sua carriera calcistica e vuole goderselo tutto.
Persino quando qualcuno prova a strappargli via il pallone dalle mani per una rimessa laterale non ci sta.
Zielinski (70’) 6: Entra quando serve, per far rifiatare Hamsik. Ma la cosa per cui si
fa notare di più è lo scherzo fatto a Insigne al momento di consegnare la sua maglia invece che quella dell’infortunato Milik. Si consegna all’immortalità dimostrando di non essere per nulla scaramantico.
Rog sv
Diawara sv
Sarri 6,5: Il Napoli era ed è troppo più forte del Feyenoord, ma nessuna gara di
Champions League va data per scontata. Quindi la vittoria resta di assoluto valore, pur essendo figlia soprattutto della volontà e della consapevolezza, piuttosto che del solito gioco. Ma non per forza tutto ciò dev’essere visto come un difetto. Anzi, il motivo per cui gli azzurri sono a punteggio pieno in campionato.

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