Uno degli ultimi sbarchi nel porto di Napoli prima delle elezioni del 4 marzo scorso

di Giancarlo Tommasone

Per i minori stranieri non accompagnati che sono ospitati presso una casa famiglia, è previsto un contributo ministeriale di 45 euro al giorno. Si tratta di denaro che il Comune chiede a titolo di parziale quota di rimborso per pagare la retta di accoglienza (degli ospiti) concordata con le comunità.

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Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris

Il Viminale versa suddetta quota alle prefetture, che a loro volta la girano ai Comuni. Ciò avviene dopo un periodo di sei-otto mesi dall’invio della richiesta da parte delle strutture, che di fatto indicano (presso di loro) la presenza come ospiti dei suddetti minori (stranieri non accompagnati).

Una volta che i fondi arrivano agli Enti municipali devono essere – di regola – poi versati alle comunità.

Per molte strutture tale contributo giornaliero rappresenta quasi sempre un’ancora di salvezza per continuare a tirare avanti. Ma anche per quanto riguarda il contributo di 45 euro al giorno, il Comune di Napoli, per una ragione non meglio specificata, non effettua il versamento dovuto alle case famiglia.

Si tratta di denaro del Viminale che il Municipio partenopeo trattiene, in maniera del tutto ingiustificata. Sono soldi importanti per le case famiglia, «ossigeno» lo definiscono, perché aiuta momentaneamente a portare avanti le spese di gestione.

Assodato che le circa 100 strutture dislocate tra Napoli e provincia non vengono pagate dal Comune, da quasi due anni e mezzo (l’ultima tranche di versamenti risale appunto a gennaio del 2016), ci renderemo conto che per le case famiglia ormai si è arrivati alla chiusura. Ironia della sorte, il 28 maggio del 2017 (dunque parliamo precisamente di un anno fa), sbarca a Napoli la nave «Prudence», con a bordo 1.500 migranti.

Allarme crac per le case famiglia di Napoli

In tale occasione Palazzo San Giacomo si è mobilitato per l’accoglienza, esprimendo piena solidarietà ai migranti, e ha autorizzato il nono posto (letto) di emergenza a tutte le strutture. Va sottolineato, per dovere di cronaca, che il sacrificio e lo sforzo economico per dare un tetto, un pasto e assistenza a una persona in più, sono stati affrontati proprio dalle comunità e non dall’amministrazione comunale.

L'assessore al Welfare del Comune di Napoli, Roberta Gaeta
L’assessore al Welfare del Comune di Napoli, Roberta Gaeta

Nei fatti a maggio dello scorso anno la «retta» non veniva versata già da un anno e mezzo. I responsabili delle case famiglia, ormai allo stremo, chiedono chiarezza sui tempi relativi ai pagamenti. Il limite, tra l’altro, è già stato superato diversi mesi fa.

(II – Continua)