Allarme sopravvivenza per le case famiglia di Napoli e provincia

di Giancarlo Tommasone

Alla fine le banche hanno detto basta, erano troppo esposte, e due case famiglia della provincia napoletana sono state costrette a chiudere i battenti. Praticamente fallite perché avevano accumulato esposizione debitoria rispettivamente per 300mila e circa 160mila euro. Per essere precisi, non avevano contratto direttamente i debiti, piuttosto era stato il Comune di Napoli a non aver pagato. A non aver versato il dovuto: i soldi anticipati dalle banche ai responsabili delle comunità, a copertura delle fatture.

ad

Perché è bene chiarire un concetto: le cooperative offrono un servizio e il Municipio paga per quel servizio.

Nel caso specifico, il servizio consiste nell’ospitare minorenni considerati a rischio (in diversi casi maltrattati, abusati, allontanati da nuclei familiari disagiati). Solo che da circa due anni e mezzo Palazzo San Giacomo non paga le cooperative. L’ultima tranche è stata versata a gennaio del 2016.

L’assessore comunale al Welfare, Roberta Gaeta

Nell’ambito dell’inchiesta di Stylo24 sulle case famiglia, avevamo raccolto anche la testimonianza del responsabile di una struttura che aveva illustrato il modo in cui snoda l’iter degli anticipi.

Enrico Panini, assessore al Bilancio del Comune di Napoli e segretario nazionale di deMa

«Ogni fine bimestre – aveva dichiarato la fonte – presentiamo la fattura al Comune e la stessa fattura la presentiamo anche alla banca, che di solito, anticipa il 70% sul totale. Noi abbiamo un anno di tempo a disposizione per coprirla. Quando il Comune ci paga, la banca in automatico tiene per sé i soldi prestati più gli interessi. Il Comune di Napoli, non pagando, rende tutte le fatture “scoperte” e quindi, di fatto, non si riesce a saldarle». L’allarme era stato lanciato più volte.

Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris

La stessa fonte aveva spiegato: «I pochissimi istituti di credito che ancora trattano con Napoli, lo fanno a fatica, perché il Comune non paga. Chiedendo gli anticipi su Napoli, effettivamente, si rischia di mandarli in bancarotta. Noi dunque, stando così le cose, ci prepariamo al fallimento».

I timori, alla fine, si sono materializzati. Al momento per due case famiglia, ma rischia di chiudere un altro centinaio di strutture.

È bene sottolineare che per gli ospiti delle comunità ricomincerà il faticoso iter del trasferimento chissà dove, ripartirà la già complicata ricerca di equilibrio, che nella maggior parte dei casi, purtroppo, non sortirà effetto.

Si tratta, non dimentichiamolo, di soggetti più che fragili, provati da un vissuto costellato di sofferenze.

Oltre a questo aspetto, sicuramente il più grave della vicenda, va considerato che circa 600 operatori potrebbero trovarsi presto senza lavoro. Una dozzina di loro colleghi, da qualche giorno, lo hanno già perso.