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di Francesco Vitale

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Con una sentenza emessa dai giudici della III Sezione penale della Corte d’Appello di Napoli, un padre si è visto riconosciuta l’attenuante della provocazione, nell’ambito del procedimento che lo vedeva imputato per il ferimento del proprio figlio. L’uomo aveva accoltellato il familiare in seguito a un litigio, dopo aver scoperto che questi era il responsabile del furto di oggetti in oro (dal valore di 20mila euro), che erano custoditi nella cassaforte di famiglia.

All’apice dell’ira,
il genitore
ha impugnato un paio
di forbici
e ha affondato i fendenti
in diverse parti
del corpo del figlio

Rinviato a giudizio, in primo grado è stato condannato per lesioni aggravate. Appellandosi alla sentenza, ha chiesto il riconoscimento dell’attenuante della provocazione (prevista dall’articolo 62 n. 2 del Codice penale). L’imputato aveva infatti sostenuto che la sua azione (concretizzatasi nell’aggressione) era stata conseguente a un accumulo di rabbia, di frustrazione e di ira nei confronti del figlio, che in più occasioni aveva avuto una condotta ingiusta nei confronti della sua famiglia. L’ennesimo furto, avrebbe dunque rappresentato per il padre del giovane, la classica goccia che fa traboccare il vaso.

La Corte d’Appello, facendo salva
la responsabilità penale dell’imputato,
ha però accolto
la sua richiesta dell’attenuante
della provocazione

Il giudice, sottolinea nella sentenza, che la circostanza circa la quale, l’uomo abbia «agito in stato di ira, determinato da un fatto ingiusto altrui» si configura nel momento in cui il comportamento della persona offesa sia frutto della «inosservanza di norme sociali e di costume regolanti l’ordinata e civile convivenza». Oltre a essere contrario a norme giuridiche. Evidenziata pure un’altra circostanza: non è richiesto, per l’integrazione dell’attenuante, che la «reazione iraconda» avvenga immediatamente dopo «il fatto ingiusto». Ma può, detta reazione iraconda – frutto di «un accumulo di reiterati comportamenti ingiusti» – esplodere anche a distanza di tempo, in occasione di un episodio scatenante. Secondo i giudici, non c’è dubbio circa il fatto che le continue minacce e i furti da parte del figlio nei confronti del genitore, vadano a integrare il fatto ingiusto altrui, che è richiesto dalla norma.

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