L'Ospedale del Mare di Ponticelli (foto di repertorio)

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Del clan Casella si è sempre parlato poco, almeno fino a ieri, quando i carabinieri della compagnia di Napoli Poggioreale hanno dato esecuzione a una misura cautelare emessa dal gip del tribunale di Napoli su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia nei confronti di 14 indagati (13 in carcere e uno ai domiciliari) ritenuti gravemente indiziati -a vario titolo- di associazione per delinquere di tipo mafioso e associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti nonché di spaccio di stupefacenti, possesso di documenti di identità falsi e lesioni aggravate, con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa. Una inchiesta partita con l’omicidio di un pusher, che ha poi portato alla disarticolazione del cartello criminale egemone a Ponticelli, nato da una costola dei Sarno.

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Vincenzo Sarno

E proprio Vincenzo Sarno ne parla in alcune sue dichiarazioni, rilasciate dopo aver deciso di collaborare con la giustizia, e riportate da alcuni organi di stampa. Raccontando come l’intermediazione di Eduardo Casella sia stata decisiva per fargli incontrare “un ingegnere della zona di Ponticelli-Volla, il cui cugino stava per avviare dei lavori a Ponticelli, nella zona di via De Meis, nei pressi della villa pubblica, per realizzare delle palazzine. L’ingegnere mi disse che il cugino intendeva incontrarmi per chiudere con me i discorsi estorsivi prima dell’avvio dei lavori”. E nel corso di questo incontro è Sarno a chiedere all’ingegnere se conosce “qualche ditta che si stava occupando di qualche lavoro presso l’Ospedale del Mare, ma egli mi rispose di no”.

E’ allora proprio Eduardo Casella a fornire quella informazione, favorendo l’incontro con un altro personaggio che riferisce come l’imprenditore per cui lavora “già aveva ‘chiuso’ con Luciano (Sarno), intendendo che a quest’ultimo già era stata corrisposta la dovuta somma estorsiva”. Lo stesso personaggio aggiunge poi “che l’impresa per cui lavorava a breve avrebbe cominciato lavori per un nuovo lotto”. Da qui la richiesta di Sarno di “rappresentare al titolare dell’impresa che egli avrebbe dovuto versare 20mila euro. Cosa che effettivamente ha fatto. Il denaro mi venne recapitato da Eduardo Casella. Sempre quest’ultimo mi consegnò, su mia specifica richiesta, un elenco di ditte che erano impegnate nei lavori presso quel cantiere”. Le dichiarazioni sono al vaglio degli inquirenti, che sono alla ricerca di ulteriori riscontri.

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