L'ospedale Sant'Anna e San Sebastiano di Caserta

di Giancarlo Tommasone

Una sorta di tangente per pagare la tangente, quella che, secondo i riscontri investigativi, viene versata ad Angelina Grillo (finita in carcere mercoledì) da parte di due agenti di commercio, che lavorano nel campo delle forniture mediche. La ricostruzione è affidata agli inquirenti che si occupano dell’inchiesta che ha acceso i fari sull’ospedale Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta (41 indagati, sei misure eseguite).

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L’episodio emerge a fine agosto del 2016,
grazie all’intercettazione di alcune conversazioni,
che Grillo, tecnico di laboratorio, ha con Generoso Vaiano.

Quest’ultimo, militare dell’Esercito, per l’accusa, si sarebbe speso per facilitare il superamento del concorso (sempre nell’Esercito) dei figli della donna (50enne residente a Marcianise).

«Agendo in qualità di corruttore e con l’intermediazione di Vaiano – è riportato nell’ordinanza a firma del gip Ivana Salvatore – , ha corrotto un ufficiale medico componente la commissione di un pubblico concorso cui partecipavano i figli, attraverso la promessa della somma di 5.000 euro».

L’Ospedale di Caserta

Ma come si procura la somma, il tecnico di laboratorio? Secondo gli inquirenti, si rivolge a Giovanni Baglivi e a Ernesto Accardo (agenti di commercio, indagati nell’ambito dell’inchiesta in oggetto), «facendosi promettere la corresponsione (da parte dei due) di una somma di denaro e assicurando loro un ordinativo di prodotti dell’importo di 27.127 euro», annota il gip.

A supporto della ricostruzione degli inquirenti,
ci sono delle conversazioni intercettate.

Particolarmente interessante è il dialogo captato il 30 agosto tra Grillo e Vaiano. Parlando del «pagamento» da effettuare all’ufficiale medico compiacente, Grillo dice: «Io ho chiesto una cifra, te lo dissi, hai capito? (a Baglivi, ndr)».

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Il suo interlocutore dice di aver capito e Grillo ribadisce: «Lui mi ha confermato che non c’erano problemi. Ha detto: non ci stanno proprio problemi, però ci dobbiamo vedere domani mattina per fare il movimento… ho detto: va bene (si riferisce a Gianni Baglivi che l’indomani mattina dovrà passare da lei in ospedale, insieme ad Ernesto Accardo)».

In effetti, la donna, quello stesso giorno, ha sentito,
in precedenza, sia Baglivi che Accardo.

«Una cosa, se vado a Caserta, so che tu non sei stata bene, sei andata in ferie; se passo di là posso inoltrare un piccolo ordine? Perché mi servirebbe per agosto», dice Baglivi a Grillo. Al che, lei lo rassicura: «Domani non c’è problema, ci sono io e te lo faccio (…) perché come ditta, io sono autorizzata anche a firmarlo di nascosto dagli altri».

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Baglivi specifica che l’ordine gli serve entro le nove e trenta del giorno dopo, tanto che arriva a dire a Grillo: «Vengo pure io (in ospedale a Caserta), ti aiuto (…) oppure ti mando Ernesto, che lui è bravo al computer».

Cosa che fa ipotizzare agli inquirenti anche la circostanza che i rappresentanti possano addirittura produrre da soli gli ordini per un’azienda ospedaliera pubblica. Poco dopo aver parlato con Baglivi, Grillo telefona ad Accardo.

Nel corso della conversazione emerge come
«l’indagata, con molta cautela, avanzi al suo interlocutore una richiesta di denaro, prospettando che in cambio avrebbe provveduto ad effettuare un ordine in favore
della società di cui l’uomo è rappresentante.

Il tenore della conversazione fa comprendere che si tratta di un ordine ben più consistente di quello cui aveva fatto in precedenza cenno Baglivi (faccio l’ordine più grande)». Grillo, secondo gli inquirenti, «ha fretta», presumibilmente di avere disponibilità di denaro (per la questione del concorso dei figli), poiché spiega ad Accardo: «Siccome domenica, mio figlio parte e lunedì fa l’ultima cosa dallo psicologo dell’Esercito, mi hanno chiamato l’altro ieri e mi hanno detto che ci sta buona possibilità … però io adesso ho un problema, si può fare che io ti carico qualcosa sull’ordine …. perché io a questo lo devo pagare».

Accardo dice che è una questione di cui
la donna deve discutere con Baglivi, al quale
anche lui è tenuto a dire tutto.

Al che Grillo chiede: «Allora. Chiamo Gianni (Baglivi), glielo posso chiedere?». E Accardo risponde: «Senti, ma per telefono queste cose», riferendosi al rischio di una intercettazione. La donna insiste: «Allora, chiamo con un altro numero».

Accardo consiglia di esporre la cosa a Baglivi
il giorno successivo quando si vedranno.

Grillo arriva pure ad invitare Baglivi e Accardo, quello stesso giorno a casa sua, in vacanza, per lavorare all’ordine. «Venitevi a prendere un caffè. Allora, sai dove sto? Sto a Baia Felice», afferma la donna, e poi per quanto riguarda l’ordine, dice: «Per me è uguale, perché se lo faccio partire domani mattina, io per domani pomeriggio, adesso a prescindere, lo posso far partire pure da qui, tengo il computer e tutto».