lunedì, Gennaio 24, 2022
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«Ordinai a ‘o minorenne di partecipare alla guerra contro i D’Alessandro»

Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia allegate agli atti dell’inchiesta sul clan di Poggiomarino guidato da Rosario Giugliano

Sulla figura di Rosario Giugliano, anche detto ’o minorenne, 60 anni, considerato a capo di un gruppo malavitoso di Poggiomarino (colpito duramente nei giorni scorsi, con 26 misure cautelari), rende dichiarazioni anche l’ex braccio destro di Carmine Alfieri, Pasquale Galasso (prima quest’ultimo, e poi Alfieri passeranno a partire dal 1993, a collaborare con la giustizia).

L’ex boss di Poggiomarino ai vertici della Nuova famiglia, in sede di interrogatorio reso il 9 giugno del 1994 all’autorità giudiziaria di Napoli, sollecitato dai pubblici ministeri, in ordine allo scontro con il clan D’Alessandro di Castellammare di Stabia, «indicava come suo uomo fedele Rosario Giugliano», è riportato agli atti dell’ordinanza a firma del gip Claudio Marcopido (Tribunale di Napoli).

«Di tali contrasti fu espressione chiara il rifiuto iniziale degli scafatesi di assecondare la pretesa dei Cesarano di seguirli nella guerra contro D’Alessandro, che questi aprirono nel 1990-1991, con alcuni scontri armati nel pieno centro di Castellammare di Stabia», fa mettere a verbale Galasso. Alla base dei contrasti una mera questione di «spazi vitali», rivendicati dal gruppo capeggiato da Nanduccio di Ponte Persica (Ferdinando Cesarano, ndr).

«I Cesarano affermavano che la loro zona (Pompei-Ponte Persica) era “troppo piccola” e che era per loro necessario “farsi spazio” su Castellammare di Stabia, eliminando prima D’Alessandro e poi il gruppo Imparato». Ma cosa c’entra ’o minorenne con la guerra di camorra che si combatte a Castellammare? A spiegarlo è sempre Galasso: «In tale scontro, che provocò alcuni morti, Cesarano ebbe l’appoggio di Alfieri e – inevitabilmente, ma a malincuore – mio. Concretamente, incaricai i miei fedeli Rosario Giugliano e Raffaele (P.) di seguire il gruppo di fuoco dei Cesarano».

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