La foto pubblicata a corredo del comunicato dell'Ex Opg Occupato Je so' pazzo

La morte del laboratorio Napoli

Con un lungo comunicato pubblicato sulla pagina Facebook ufficiale, gli attivisti dell’Ex Opg occupato Je so’ pazzo, hanno sottolineato: «Il laboratorio Napoli è morto». «Abbiamo creduto che il secondo mandato di questa amministrazione potesse dare forza alle energie dal basso, far rinascere una città, difendere gli interessi delle classi popolari. Purtroppo dobbiamo prendere atto che così non è stato». Nei fatti, le compagne e i compagni del centro sociale di Materdei, di cui Stylo24 ha sempre riconosciuto l’impegno nel sociale, hanno mollato il sindaco Luigi de Magistris. Ma in pochi hanno letto tra le righe, e certo noi, non tralasciamo di riportarlo, un messaggio evidentemente diretto a Insurgencia. Il passaggio «incriminato» è questo: «Nell’ultimo anno il secondo mandato di de Magistris si è caratterizzato per una continua lotta di potere all’interno della maggioranza, per la promozione di soggetti premiati perché fedeli e non perché capaci, per un rinchiudersi nei palazzi e restare lontani dai cittadini. In questi mesi abbiamo assistito a un rimpasto di Giunta incomprensibile, a scenari da fine impero, imbarazzanti anche moralmente». Scrivono dall’Ex Opg. E va da sé, che quando si parla di «continua lotta di potere all’interno della maggioranza, di promozione di soggetti premiati perché fedeli e non perché capaci, e di un rimpasto di Giunta incomprensibile», ci si rivolga a quanto ha visto protagonisti gli attivisti del laboratorio occupato di Via Vecchia San Rocco (un nome su tutti, l’assessore alla Cultura, Eleonora De Majo).

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avere a che fare con Insurgencia»

Con il comunicato pubblicato ieri, l’Ex Opg ha finalmente ammesso la frattura insanabile con Insurgencia. Rottura che il nostro giornale ha rilevato da tempo, ma che i compagni di Materdei hanno sempre smentito. L’ultima volta era capitato dopo la pubblicazione di un nostro servizio (il 9 dicembre scorso), in cui intervistavamo un esponente della base dell’Ex Opg che, tra le altre cose, dichiarava: «Non vogliamo più avere a che fare con Insurgencia». Il giorno stesso, fu diffuso un comunicato in cui gli attivisti di Materdei sottolineavano che non avevano rilasciato alcuna intervista, di fatto smentendo i contenuti del nostro articolo. Alla fine però, nemmeno loro hanno potuto più nascondere la crisi e la distanza diventata via via, abissale, e hanno dovuto ammettere la frattura con Insurgencia. Ammissione che arriva con molto ritardo, come assai tardiva è la comprensione da parte di Ex Opg e Potere al Popolo, del fallimento del «Laboratorio Napoli». Ciò denota scarsa visione politica e della realtà da parte soprattutto di Pap, soggetto che vede al vertice Viola Carofalo. C’era bisogno di arrivare all’iscrizione di Sandro Ruotolo alle Suppletive, e all’accordo di deMa con Pd e renziani, per accorgersi delle doti di semplice affabulatore, del sindaco de Magistris? Primo cittadino che negli ultimi anni aveva dichiarato, senza mantenere minimamente l’impegno, di presentarsi alle Politiche (del marzo 2018) e alle Europee (del maggio 2019). In fin dei conti, dal comunicato dei compagni di Materdei emerge anche, un certo scollamento dalla quotidianità; per un  periodo di quasi due anni (da giugno del 2016 a marzo del 2018) non si sono accorti del fallimento (già verificatosi) dell’amministrazione arancione. E si sono destati soltanto quando si è arrivati a scenari «da fine impero».

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L‘intervista / Potere al Popolo «divorzia»
da Giggino, Carofalo: noi andiamo con Mélenchon

Il 7 marzo di due anni fa, e quindi circa due anni dopo la riconferma di deMa (lasso di tempo bastevole per più di un bilancio), Carofalo, intervistata da Stylo24, così si espresse su de Magistris: «E’ un sindaco che noi abbiamo sempre stimato. Quando c’è stata la sua seconda candidatura lo abbiamo supportato, sempre dall’esterno, semplicemente dicendo che l’avremmo votato». La politica, è pure saper leggere la «partita mentre si sta giocando», e cercare di prevedere le mosse di alleati e avversari. E questo Pap, che nel 2018 ha rischiato di sedersi in Parlamento, è evidente, non è riuscito a farlo.