Agenti di polizia e militari della Finanza hanno portato a termine l'operazione anticlan a Melito (foto di repertorio)

Nell’inchiesta sui clan del Potentino coinvolte anche tre persone campane

Lo scorso martedì è scattata l’operazione interforze, Iceberg, che ha portato ad eseguire 16 misure di custodia cautelare (9 in carcere; 4 ai domiciliari; tre obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria). Sotto la lente di inquirenti e investigatori è finita una organizzazione malavitosa che partendo da Pignola (centro di nemmeno settemila abitanti, in provincia di Potenza, in Basilicata), si sarebbe mossa sull’intero comprensorio potentino.

Tra le accuse contestate, a vario titolo, ai 30 indagati in totale, l’associazione mafiosa, il traffico di stupefacenti, la rapina, il racket delle estorsioni. Con l’accusa di concorso esterno (presunte pressioni sugli uffici per una coop del clan, ndr),  l’avviso di garanzia, ha interessato anche l’ex sindaco di Pignola, Ignazio Petrone.

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Il clan, che secondo i magistrati avrebbe controllato il malaffare su un vasto territorio, è quello che si ritiene guidato da Saverio Riviezzi (classe 1964). La cosca sarebbe riuscita ad infiltrarsi persino nel Tribunale di Potenza, dove attraverso un prestanome gestiva un bar all’interno del Palazzo di giustizia.

Dall’ordinanza a firma del gip Teresa Reggio (Tribunale di Potenza) emerge che il gruppo Riviezzi opererebbe in collaborazione con almeno un clan di Melfi (provincia di Potenza), ma anche con fazioni criminali calabresi, e campane, «con proiezioni, nel settore degli stupefacenti, anche all’estero». Tra gli indagati ci sono tre napoletani (due residenti a Potenza, una a Casoria).

Si tratta di Armando Trepiccione Mirone; di Maria Trepiccione Mirone e di Giovanni Piscopo. I primi due sono stati interessati dalla misura della presentazione alla polizia giudiziaria, mentre per Piscopo si sono aperte le porte del carcere.  

Il 42enne di Casoria, stando all’accusa, sarebbe coinvolto in alcune rapine, eseguite e tentate, a Potenza, insieme ad altri elementi legati al clan Riviezzi. In particolare gli viene contestato (insieme ad altri tre indagati) un colpo che fruttò 235mila euro, e messo a segno ai danni dell’Ufficio postale di Via Messina a Potenza, il 4 giugno del 2018. Il casoriano Piscopo, secondo la Procura, avrebbe effettuate delle sortite in Basilicata, insieme a quello che viene definito il «gruppo dei napoletani», e organizzate sul territorio lucano, con l’appoggio del clan di base a Pignola.

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