L'operazione Faust è scattata in nove province italiane

Gli accordi tra esponenti della ’Ndrangheta calabrese e un gruppo di salernitani per il traffico di cocaina

di Giancarlo Tommasone

L’operazione Faust, condotta dai carabinieri di Reggio Calabria, si è abbattuta come un terremoto su nove province italiane. Perquisizioni e misure cautelari sono scattate anche al Nord, ad Alessandria e Pavia, ma il cuore dell’inchiesta è nel triangolo Rosarno-Polistena-Anoia. Quarantanove le misure cautelari eseguite (30 in carcere, 19 ai domiciliari), 63, in totale gli indagati, la maxi retata è stata innescata dalle indagini coordinate dalla Dda.

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I numeri della maxi-retata

Le accuse, a vario titolo, sono quelle di associazione di stampo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso, traffico di stupefacenti, detenzione illegale di armi, tentato omicidio, usura e procurata inosservanza di pena. A Rosarno, il sindaco Giuseppe Idà è finito ai domiciliari con l’ipotesi di reato di scambio elettorale politico-mafioso, arresti casalinghi disposti anche nei confronti del consigliere comunale Domenico Scriva (il prefetto di Reggio Calabria ha sospeso entrambi dall’incarico).

L’inchiesta principiata nel 2016 e conclusa nel 2020, ha fatto emergere un quadro di infiltrazione preoccupante, con la regia di locali di ’Ndrangheta. La mafia calabrese era arrivata a fare affari anche in Campania, dove un gruppo di salernitani, aveva allestito grazie ai contatti con Giuseppe Pace (reggino di Rosarno) un prolifico traffico di sostanze stupefacenti. La cocaina partiva dalla Calabria e, secondo l’accusa, inondava le piazze della provincia salernitana.

I nomi dei componenti
del gruppo campano,
c’è anche un 62enne
di Castellammare

La fazione campana – è riportato nell’ordinanza a firma del gip Antonino Foti – era formata da Angelo Iorio (57enne di Battipaglia, considerato a capo del gruppo, e finito in carcere); Sergio Gambardella (di Battipaglia, anche per lui si sono aperte le porte della prigione); Salvatore Cascone (62enne nato a Castellammare); Pasquale Minella (di Roccadaspide, in provincia di Salerno); Rosa Sica (di Battipaglia, amante di Giuseppe Pace). Per gli ultimi tre sono stati disposti i domiciliari. Anello di congiunzione tra i sodali rosarnesi di ’Ndrangheta (ivi compreso Salvatore Pisano, ritenuto un capocosca) e le diramazioni del sodalizio create in Campania e Basilicata, è considerato Giuseppe Pace.

Per sfuggire all’attenzione di inquirenti e investigatori, nel 2017, si era trasferito a Policoro (in provincia di Matera), e lì era nato il progetto di avviare traffici illeciti, in Basilicata e Campania, sotto le insegne dell’organizzazione mafiosa calabrese. Decine e decine di pagine di intercettazioni sono allegate all’inchiesta, le conversazioni captate dagli 007 dell’Antimafia, oltre a certificare il giro di stupefacenti con base nella provincia salernitana, hanno fatto emergere anche l’inquietante circostanza relativa a una truffa milionaria all’Inps, le cui modalità si volevano esportare anche in Campania. A parlare della cosa sono Pace e Iorio.

La truffa milionaria all’Inps

Si tratta di un sistema collaudato: attraverso false attestazioni di disoccupazione, i singoli richiedenti riuscivano ad incassare dall’Istituto nazionale di previdenza sociale, un assegno di 5mila euro. «Giuseppe Pace – è possibile leggere nell’ordinanza di oltre 1.590 pagine – riferiva ad Angelo Iorio, che il ragazzo che gli aveva predisposto la falsa domanda di rimborso aveva effettuato (in cambio di duemila euro a pratica) analoga attività per altre 500-600 persone, riuscendo a guadagnare cifre esorbitanti». La prospettiva di lauti guadagni entusiasma Iorio che invita Pace a farsi consegnare i moduli per presentare la domanda di rimborso in modo tale da avviare, anche a Battipaglia, un analogo traffico illecito. «Fatti spiegare, che lo facciamo anche qua», dice, intercettato, il 57enne.