(nella foto la vittima Ciro Varrello e i rilievi sulla scena del crimine)

Nonostante la missiva, il pm ha chiesto la conferma dell’ergastolo.

di Luigi Nicolosi.

Dopo una condanna all’ergastolo e sette anni di ininterrotta detenzione trascorsi in una cella del carcere di Vibo Valentia, ha finalmente deciso di squarciare il muro di silenzio. Nunzio Andolfi, alias “Nunziello”, figlio del ras di Barra Andrea “’o minorenne”, ha preso carta e penna e ha messo nero su bianco il dramma che lo sta divorando dentro: «Sono io il responsabile dell’omicidio di Ciro Varrello, un delitto che è maturato in un periodo in cui, poco più che adolescente, la mia via era del tutto allo sbando e priva di valori. Oggi sono però un uomo nuovo e la mia unica volontà è quella di dissociarmi da qualsiasi contesto camorristico e criminale».

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Quelle due pagine, depositate ieri mattina in Corte d’assise d’appello, si sono abbattute come un fulmine a ciel sereno sul processo di secondo grado chiamato ad accertare le responsabilità in ordine all’assassinio del 24enne Varrello, ammazzato a gennaio 2013 su una panchina di viale 2 Giugno per futili motivi di natura passionale. In pratica, una vittima innocente della camorra. A sette anni esatti di distanza da quell’atroce delitto e dalla sua cattura, Nunzio Andolfi, rampollo della mala barrese, a sorpresa ha deciso di confessare il proprio coinvolgimento nella vicenda: «All’epoca – si legge nell’incipit del documento – avevo solo diciannove anni, ma in questo periodo di detenzione sono cambiate tante cose, anzi, io stesso sono radicalmente cambiato. Mi sento di dire che quegli anni in cui ero poco più che adolescente, in ragione del contesto sociale in cui ero nato e cresciuto, per l’assenza di una valida istruzione, per la immaturità dovuta alla mia età, per mancanza di una figura paterna, considerato che mio padre è stato lontano da me per via dei tanti anni passati in carcere, il senso di tante cose, parole, atteggiamenti e comportamenti non lo comprendevo. Da qui la ragione di errori e scelte che hanno compromesso il mio futuro».

Ricostruita l’escalation di eventi che ne hanno dilaniato la gioventù, Nunzio Andolfi va dunque dritto al nocciolo del motivo per cui oggi si trova alla sbarra: «Mi dissocio da qualsiasi associazione e contesto criminale, ma soprattutto dal mio passato, per di più ammetto i miei addebiti e chiedo scusa alla Corte e ai familiari della vittima. Sono moralmente pentito, se potessi tornare indietro non compirei mai un atto del genere, un fatto che mi ha segnato la vita. Oggi ho un solo obiettivo, pagare la mia pena e tornare un giorno, da uomo libero, da mia moglie per poter costruire con lei un futuro diverso e lontano da Napoli e dalla Campania».

Per riuscire nell’intento il giovane ras-killer dovrà prima però superare lo scoglio del verdetto di secondo grado. Nonostante la toccante missiva depositata ieri, il pubblico ministero ha infatti chiesto per lui la conferma della condanna all’ergastolo.

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