domenica, Dicembre 5, 2021
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Il boss in manette dodici ore dopo l’agguato al fedelissimo

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di Giancarlo Tommasone

Un quartiere che da mesi non conosce pace, San Giovanni a Teduccio, ostaggio di stese, azioni e reazioni portate a termine dai clan in lizza. Tra i Mazzarella e i Rinaldi, in rotta di collisione l’uno con l’altro, potrebbe farsi spazio il gruppo D’Amico. Un rampollo della famiglia, secondo risultanze investigative, avrebbe preso le redini del comando e insieme ai suoi fedelissimi sarebbe pronto a dare la «scalata» per il controllo della zona est di Napoli.

Che al momento vede perdenti
i Mazzarella,
anche in virtù di quanto
accaduto nelle ultime ore

Prima l’omicidio di Salvatore Soropago avvenuto nella tarda serata di ieri, poi l’arresto nella notte del ras Salvatore Fido. Gli uomini della Mobile lo hanno stanato in una villetta a Varcaturo, era latitante dal 2015, dopo aver ricevuto il testimone del comando direttamente dalla famiglia Mazzarella.

Fido, secondo quanto trapela da ambienti investigativi, era rimasto praticamente senza appoggi, l’ultimo glielo avevano eliminato ieri

Perché Salvatore Soropago, nonostante non fosse ritenuto organico al clan, era comunque un fedelissimo del boss arrestato stanotte.

Nell’area orientale, dunque, non manca la fibrillazione, arrivata al culmine; si traduce con piombo, sangue e manette. Almeno venti i colpi esplosi al Corso San Giovanni a Teduccio, all’altezza del civico 4. Un blitz eclatante, in mezzo alla folla, i killer erano scesi per uccidere. E lo hanno fatto. Il gesto è servito a far sentire tutta la pressione a Fido, che, non fosse stato catturato dagli agenti della Mobile, avrebbe potuto quasi certamente candidarsi per un posto all’obitorio. Stamattina il quartiere di San Giovanni si è svegliato di nuovo rassegnato. Si vive una situazione surreale ormai da mesi, anche se la zona est da anni non riesce ad uscire da una spirale, che porta il marchio della paura inflitto dalla camorra. Durante il raid di ieri, è stato ferito anche un 21enne, Giacomo U., incensurato. La famiglia del giovane vedrebbe però, al suo interno, la presenza di diversi personaggi di spessore della criminalità locale. Nel frattempo continuano le indagini per mettersi sulle tracce dei latitanti di entrambi gli schieramenti, dei ras che mancano all’appello. Un momento topico per gli equilibri e sullo scacchiere si muovono rapidamente gli «alfieri» dei D’Amico, fino a qualche mese fa alla finestra, ora intenzionati a ricavarsi uno spazio consistente tra quello conquistato negli anni da Rinaldi e Mazzarella.

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