Salvatore Gargiulo

Durante il raid fu ferita anche la moglie dell’obiettivo dei killer

di Giancarlo Tommasone

Dopo la pubblicazione di un articolo sull’omicidio di Salvatore Gargiulo, delitto consumato il 17 ottobre del 1981 al Rione 167 di Secondigliano, la redazione di Stylo24 è stata contattata da uno dei figli del salumiere ucciso. Si chiama Gennaro e quando si verificò l’assassinio (rivendicato dai Nuclei giustizieri campani, sedicente gruppo anti cutoliano) aveva appena sei mesi. «Sono più di 38 anni che ci perseguita il mistero sulla morte di nostro padre. In tutto questo tempo non siamo riusciti a comprendere perché sia stato ucciso», afferma.

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La missione di morte
portata a termine
in una salumeria
del Rione 167
di Secondigliano

La coppia di killer fece irruzione nella salumeria gestita dal 29enne, lo freddarono con colpi esplosi da fucili a canne mozze. Nel corso del raid ferirono alle gambe anche la moglie di Gargiulo, Antonietta Venturini, allora 21enne. La donna era nel retrobottega, insieme a un bimbo di sei anni. Attirata dal rumore degli spari, si portò nel locale adibito a salumeria, e si trovò davanti i sicari.

La rivendicazione / «Qui… Nuclei giustizieri
campani, stermineremo la banda di Cutolo»

Pochi istanti dopo aver compiuto la missione di morte, i killer si dileguarono, scappando in sella a un ciclomotore. «Ci siamo fermati ad allora, non sappiamo altro. Da 38 anni ci chiediamo come sia potuto accadere che nostro padre sia stato ucciso, e non sappiamo nemmeno che tipo di pista fu seguita per venire a capo del delitto. Da quanto abbiamo appreso in seguito, una volta cresciuti, sappiamo che fu effettuata una inchiesta, che però non portò a nulla», spiega il figlio di Gargiulo.

«Siamo letteralmente sospesi nel limbo del mistero, lo ripeto sono passati quasi quarant’anni, la sola cosa che veramente vorremmo comprendere è la causa che spinse qualcuno a uccidere nostro padre e a ferire nostra madre», conclude il familiare del salumiere. Da quello che si poté ricostruire all’epoca, e che fu raccolto dagli inquirenti, anche la circostanza di un «consiglio» ad abbandonare il quartiere in cui viveva, che fu rivolto a Salvatore Gargiulo (che risultava coinvolto in episodi di microcriminalità), pochi giorni prima del suo omicidio.

L’avvertimento
prima del delitto

Consiglio che il salumiere non avrebbe accettato, visto come andò a finire. Per quel delitto, a più di 38 anni di distanza, non si è riusciti a risalire ai responsabili né al movente. C’è solo la rivendicazione dei Nuclei giustizieri campani alla redazione napoletana dell’Ansa, effettuata telefonicamente, poche ore dopo la missione portata a termine.

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