A sin. Attilio Romanò, vittima innocente della faida di Scampia, a des. il boss Marco Di Lauro

Hanno raccontato di aver saputo dell’omicidio subito dopo l’agguato, perche’ poche ore dopo a Scampia, quartiere periferico di Napoli, si era sparsa la voce che la vittima era estranea alle logiche criminali e colpita per caso. Sono state depositate le dichiarazioni di due collaboratori di giustizia, Gennaro Puzella e Antonio Accurso, nella prima udienza di Appello del processo sull’omicidio di Attilio Romano’, morto il 24 gennaio 2005 nel negozio di telefonini dove lavorava, nella zona di Capodimonte, a Napoli, nel corso della faida di Scampia dove in sei mesi furono uccise meno poco meno di 90 persone.

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Marco Di Lauro, figlio del boss Paolo e latitante per quindici anni, e’ accusato di essere il mandante di quel raid perche’ nell’agguato sarebbe dovuto morire il nipote di un boss degli scissionisti del clan Amato-Pagano che era il titolare di quel negozio. Gli avvocati di Di Lauro, Gennaro Pecoraro e Sergio Cola, si sono opposti al deposito perche’ ritengono che si tratta di dichiarazioni risalenti nel tempo.

 

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