giovedì, Giugno 30, 2022
HomeNotizie di CronacaOmicidio Reale: «Ai killer 3mila euro, Gesualdo pagò la multa del motorino»

Omicidio Reale: «Ai killer 3mila euro, Gesualdo pagò la multa del motorino»

L’ex boss Umberto D’Amico ricostruisce le fasi successive all’assassinio del ras “Patriziotto”: «Il clan Reale era sfasciato e ci prendemmo tutte le piazze di San Giovanni»

di Luigi Nicolosi

Tremila euro e una pistola. Sarebbe stato questo il compenso che il clan D’Amico-Mazzarella di San Giovanni a Teduccio avrebbe dato ai propri killer per assassinare nell’ottobre del 2009 il ras rivale Patrizio Reale. Un delitto, quello di “Patriziotto”, che ha contribuito in maniera determinante a infiammare la lunghissima – e tuttora in corso – faida di Napoli Est. Tuttavia proprio su quell’agguato pochi giorni fa è stata gettata nuova luce con la cattura dei presunti responsabili: dunque sia i mandanti che gli esecutori materiali del raid. Determinanti ai fini del verdetto si sono rivelate le dichiarazioni rese dall’ex ras Umberto D’Amico “’o lione”, coinvolto – per sua stessa ammissione – personalmente nell’omicidio Reale.

Il 18 luglio del 2019 il super pentito ha reso un lungo e circostanziato interrogatorio nel quale ha ricostruito l’esatta dinamica dell’agguato: «Andammo a casa e io accompagnai Gesualdo Sartori e Armando De Maio a prendere lo scooter rubato. Sartori guidava e De Maio era dietro. Avevano dei borselli con le armi, Gesualdo aveva la 7,65 e Armando la calibro 38. Loro si avviarono e io Ciro Ciriello li seguimmo con la mia macchina. Ci fermammo un po’ fuori. La casa di Patrizio ha due entrate, una su corso San Giovanni e una sul rione Pazzigno. Sortori e De Maio entrarono da Pazzigno. Io e Ciriello ci fermammo sul corso. Appena sentii cinque botte e vidi il motorino fuggire, li seguii. Andammo a Pontecitra e io recuperai le pistole, mentre Sartori e De Maio andarono a incendiare il motorino a Marigliano».

Recuperati i killer, insieme si occuparono poi di fare sparire le armi: «Io, Sartori e Ciriello siamo andati a via Marina e abbiamo preso la barca del cognato di Sartori, Abramo Presutto, e siamo andati vicino all’antimurale a gettare la calibro 38. La 7,65 ce la siamo riportata perché non era stata utilizzata. Dopo siamo tornati a casa dove ci aspettavano mio zio Salvatore, mio zio Gennaro e mio padre Luigi con Gennaro Improta. Volevano sapere com’era andato l’omicidio e Gesualdo spiegò che Patrizio Reale era stato colpito con colpi al petto, cinque colpi, e si era accasciato sul divano. Disse che erano presenti Celentano e il figlio di Patrizio Reale». In un passaggio successivo Umberto D’Amico ha poi rivelato ai pm della Dda il compenso che il clan avrebbe dato ai sicari: «Per questo omicidio Gesualdo e De Maio ebbero 3.000 euro a testa e in più Armando una pistola da mio padre come regalo, una 357. Gesualdo usò i soldi per pagare una multa del motorino che gli era stato sequestrato e se lo riprese. A me mio padre dava sempre soldi e per questo motivo non ebbi niente per l’omicidio. È stato il mio primo omicidio. Dopo l’omicidio di Patrizio Reale il clan Reale era sfasciato e noi ci prendemmo anche le piazze».

Leggi anche...

- Advertisement -