venerdì, Ottobre 7, 2022
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«Politelli uccise il nostro referente al Vomero, e Alfano chiese la sua testa»

L’asse zona collinare-Secondigliano   

La logica della camorra si basa spesso sul contenuto di una massima che si attribuisce a Stalin: nessuna persona, nessun problema. Quindi se avesse voluto sostituirsi a Salvatore Fiorillo, nella gestione degli affari illeciti al Vomero, Gennaro Politelli avrebbe avuto soltanto un modo per farlo: ucciderlo. E mettere in conto di essere a sua volta eliminato. E così fu, raccontano i pentiti. Il primo a parlare dell’omicidio di Gennaro, Rino, Politelli, è stato nel 2010, il collaboratore di giustizia Rosario Privato (ex della mala del Vomero), che spiegò: «Salvatore Fiorillo detto Totore sette bellezze, era il nostro referente al Vomero, e fu ammazzato (insieme alla fidanzata, estranea a dinamiche camorristiche, ndr) da Gennaro Politelli che voleva prendere il suo posto. Così Giovanni Alfano chiese la testa di Politelli ai Licciardi, perché sapeva che si era trasferito a Secondigliano». Per l’omicidio di Rino Politelli (ammazzato quindici giorni dopo Fiorillo) risultano indagati Domenico Lo Russo, come esecutore materiale; Vincenzo Licciardi, alias ’o chiatto, come mandante; e i fratelli Mario e Carlo Lo Russo (diventati poi collaboratori di giustizia). Dei quattro, solo Domenico Lo Russo, è finito in manette, mentre i restanti tre sono indagati a piede libero. La ricostruzione di Rosario Privato è stata riportata dal quotidiano Il Roma.

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