Ancora una immagine di uno dei ragazzini indagati per l'omicidio del vigilante

di Giancarlo Tommasone

Sono giovanissimi, sono tre e sono stati fermati per l’omicidio del metronotte Francesco Della Corte, 51 anni. Colpito più volte con i piedi di un tavolo durante un raid che si può definire soltanto barbaro. Sono il «prodotto della periferia malata» li ha subito inquadrati qualche sociologo dell’ultima ora. La vittima aggredita lo scorso tre marzo è spirata dopo tredici giorni. La sua vita era appesa a un filo troppo sottile che poi, inesorabilmente, si è spezzato.

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Due dei tre arrestati per l’omicidio della guardia giurata Francesco Della Corte

I tre ragazzini, due 17enni e un 15enne, hanno confessato l’omicidio e sono stati condotti nel carcere di Nisida, a disposizione dell’autorità giudiziaria. Da quanto emerge dall’indagine, oltre a far parte di un gruppetto di sbandati che ha provato inutilmente a portare via la pistola del vigilante con l’intenzione di rivenderla, non avrebbero frequentazioni con ambienti malavitosi e farebbero parte di famiglie non legate alla criminalità organizzata, che dalle nostre parti si chiama camorra. Però, qualche collegamento che potrebbe far drizzare le antenne agli inquirenti, ci sarebbe. Anzi c’è.

A denunciarlo è il profilo Facebook dei presunti assassini. I tre vivono nei quartieri di Piscinola e Miano e tra le loro amicizie social c’è quella col figlio di uno dei sei capi storici degli scissionisti, il gruppo che combatté e vinse la prima faida di Secondigliano contro il clan di Paolo Di Lauro.

Attenzione. E’ bene sottolineare che il ragazzo in questione è solo figlio di un boss ma è direttamente avulso da ogni contesto malavitoso e non ha nulla a che fare con la vicenda che invece riguarda i tre arrestati. Ritornando a questi ultimi, ci chiediamo con quale coraggio si possa postare sulla bacheca Facebook dei rei confessi, killer di un lavoratore, messaggi di solidarietà che stanno facendo da ore incetta di cuoricini, lacrime (per gli arrestati) e like.

«Vita mia sei un leone, ti aspetto fuori», «amore, torna presto», «vite mie, vi amo, vi aspettiamo fuori», «ci mancate», «esci più forte di prima, fratellino mio», sono solo alcuni di una decina di post dall’inequivocabile contenuto di sostegno, attraverso i quali sono stati ‘taggati’ due componenti del gruppo. Uno, invece, ha la bacheca ‘chiusa’. Fa venire la pelle d’oca pure il post pubblicato da uno dei tre ragazzi, il calciatore, lo scorso 5 marzo alle 21.31. Lo sguardo, nella foto che lo ritrae, è fisso nel vuoto, l’espressione è quasi intimidita, forse gravata da un forte rimorso.

«Certe emozioni non le potrai mai vivere con chiunque», scrive il calciatore. A cosa si riferiva il ragazzo quando parla di «certe emozioni»? A una partita di campionato andata male? O magari a quello che si prova a far parte di un gruppo che aggredisce alle spalle, con un bastone, un lavoratore padre di famiglia?

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