Nella foto il boss Marco Di Lauro (a sinistra) e il collaboratore di giustizia Salvatore Tamburrino

Delitto Maisto, misure cautelari anche per altri tre del clan di Cupa dell’Arco. Fondamentali le rivelazioni dei pentiti

Quattro arresti sono stati eseguiti per un omicidio commesso 12 anni fa. Il Nucleo investigativo dei carabinieri di Napoli ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro indagati, emessa dal gip del Tribunale di Napoli, all’esito di articolate indagini svolte dalla Direzione distrettuale Antimafia, nei confronti dei responsabili dell’omicidio di Ciro Maisto, perpetrato a Napoli, il 6 agosto del 2008, all’interno della villa comunale di Secondigliano. Le attività di indagine – fondate su intercettazioni, dichiarazioni di collaboratori di giustizia e riscontri oggettivi – hanno consentito di individuare nei quattro arrestati i mandanti, gli organizzatori ed esecutori materiali del delitto, che si inserisce temporalmente a margine nella cosiddetta seconda faida di Scampia, ma che in realtà viene ricondotto ad una epurazione interna al clan Di Lauro. I destinatari della misura cautelare sono: Marco Di Lauro (40 anni); Pasquale Spinelli (44); Nunzio Talotti (41); Gennaro Vizzaccaro (44). Secondo i riscontri investigativi, Maisto aveva messo in discussione la leadership del clan, in quel momento retto da Marco Di Lauro, latitante ma presente sul territorio. I vertici del sodalizio hanno deciso, pertanto, di uccidere Maisto, pensando che potesse tradirli, aderendo agli Scissionisti, oppure collaborando con la giustizia. Maisto, elemento di spicco del clan, fu assassinato in prossimità del Rione dei Fiori, noto come Terzo Mondo, considerato quartier generale del clan Di Lauro. La vittima fu attirata in un tranello da altri affiliati, che lo uccisero esplodendogli contro numerosi colpi di pistola. Tra i soggetti raggiunti dalla misura cautelare figura, in qualità di mandante, Marco Di Lauro, arrestato all’inizio di marzo del 2019 dopo circa 15 anni di irreperibilità, e già inserito nell’elenco dei latitanti più ricercati d’Italia. Marco Di Lauro è stato già condannato, non in via definitiva, per l’omicidio di Attilio Romanò, vittima innocente di camorra, ucciso dai sicari del clan nel 2005.

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