mercoledì, Febbraio 1, 2023
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Omicidio dietro l’Università, i super pentiti incastrano il ras di piazza Borsa

Delitto Fittipaldi, dietro l’arresto di Arcangelo Trongone le dirompenti accuse degli ex boss Marco Mariano e Antonio Prinno: «Si vestì da donna e lo attese nell’androne del palazzo. Fu punito per essere passato con i Sibillo»

Due pentiti eccellenti, il boss dei Quartieri Spagnoli Marco Mariano e il ras di rua Catalana Antonio Prinno, fanno luce sul delitto irrisolto e dopo sette anni di indagini e sospetti, arriva finalmente a un punto di svolta l’inchiesta chiamata a fare luce sull’assassinio di Gennaro Fittipaldi, 24enne pregiudicato ammazzato con un colpo di pistola alla nuca in via Chiavettieri al Porto, alle spalle dell’Università Federico II, nel maggio del 2015. Con l’accusa di essere stato l’organizzatore e l’esecutore materiale del delitto, è finito in manette Arcangelo Trongone, 54enne noto con l’alias di “Angioletto”, ras di Palazzo Amendola – nella zona di piazza Borsa a Napoli – storicamente legato all’ex boss dei Quartieri Spagnoli, Marco Mariano.

Arcangelo Trongone è ormai da tempo considerato come uno degli esponenti di punta della mala del centro storico. Capo indiscusso insieme al fratello Raffaele del gruppo che porta il loro cognome, “Angioletto” è stato in passato sfiorato anche da altre pesanti inchieste giudiziarie. Ultima in ordine di tempo quella che lo vedeva coinvolto nell’omicidio di Francesco Terracciano: accusa dalla quale è stato però poi scagionato, tanto da tornare completamente a piede libero nel 2019. Ma la giustizia nel frattempo ha continuato a fare il proprio corso e da ieri il ras di Palazzo Amendola deve rispondere anche dell’omicidio di Gennaro Fittipaldi, freddato con un solo colpo alla nuca la mattina del 18 maggio del 2015. Gli inquirenti ipotizzano che Fittipaldi sia stato punito per «essersi allontanato dal gruppo criminale diretto da Arcangelo Trongone ed essere transitato nelle fila di un gruppo contrapposto, costituito da esponenti delle famiglie criminali Sibillo-Giuliano-Amirante-Brunetti. Il neo pentito Antonio Prinno ha consentito agli inquirenti di chiudere finalmente l’inchiesta su Arcangelo Trongone e sul suo presunto coinvolgimento nell’omicidio Fittipaldi. Prinno, terminata la lunga latitanza in Marocco, il 9 dicembre del 2020 ha messo a verbale quanto sapeva in merito al delitto avvenuto alle spalle dell’Università: «Seppi dallo stesso Trongone che un ragazzo che si chiamava Gennaro Fittipaldi, affiliato al clan Trongone, si era “girato”, nel senso che da un po’ di tempo si era messo con il gruppo dei cosiddetti “bambini”, cioè i Martinelli-Sibillo e quindi Trongone mi rappresentò la sua intenzione di ucciderlo». Dalle parole ai fatti il passo sarebbe stati quindi assai breve: «Passò quale giorno – ha spiegato Prinno – e provai a ricontattare Trongone per aver aggiornamenti sulla situazione nei nostri quartieri ma lui non mi rispose. Fu lui a richiamarmi poi e a raccontarmi il fatto, anche se molto sommariamente, dicendo “è successo il fatto e adesso caccio pure il padre e la madre».

Sul punto, Marco Mariano ha reso invece almeno due interrogatori. Nel primo, registrato il 28 giugno 2016, ha affermato: «L’omicidio di Gennaro Fittipaldi è stato commesso materialmente da Arcangelo Trongone, il quale si vestì da donna e lo attese nell’androne del palazzo… L’episodio mi fu raccontato dallo stesso Trongone, il quale mi disse che questo Fittipaldi lo era andato a cercare fino a sotto casa della madre, minacciandolo… In quel periodo Fittipaldi aveva stretto amicizia con i Sibillo di Forcella, con cui aveva creato un nuovo gruppo insieme ai Porcino e ai Martinelli».

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