giovedì, Giugno 30, 2022
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Omicidio di Willy, Gabriele Bianchi prova a difendersi: «Non l’ho toccato»

Il ragazzo pestato a morte nel settembre del 2020 a Colleferro

Arriverà il 4 luglio la sentenza per l’omicidio di Willy Monteiro Duarte, pestato a morte nel settembre del 2020 a Colleferro. I giudici della Corte d’Assise di Frosinone hanno fatto slittare il giorno del verdetto che era previsto per oggi ma l’udienza è stata completamente dedicata all’intervento del difensore dei fratelli Marco e Gabriele Bianchi, per i quali la procura di Velletri ha sollecitato l’ergastolo chiedendo invece una condanna a 24 anni per gli altri due imputati: Mario Pincarelli e Francesco Belleggia.

In apertura di udienza a prendere la parola è stato il più grande dei Bianchi, Gabriele, che nel corso di dichiarazioni spontanee ha nuovamente respinto le accuse sul suo ruolo nel violento pestaggio. «Willy non l’ho toccato nemmeno con un dito – ha esordito il 28enne -. Io non sarei stato in grado, nemmeno se lo avessi voluto, di fare quello di cui mi si accusa». L’imputato, che in aula è stato sempre vicino al fratello, ha proseguito: «Willy merita giustizia come la merita la sua famiglia. Vorrei poter tornare a quella maledetta notte e cambiare tutto. Io sogno ancora di tornare dalla mia famiglia e crescere mio figlio».

Parole accolte con freddezza dalla madre della vittima che era in aula con figlia. Lasciando il palazzo di giustizia la donna ha commentato affermando che «di sicuro Willy non si è ucciso da solo, qualcuno è stato. Io so solo che ho perso mio figlio, per il resto non c’è niente da commentare».

La tesi difensiva

Anche la tesi difensiva punta ad escludere totalmente dall’azione omicidiaria il più grande dei fratelli di Artena istruttori di Mma. «Gabriele non ha colpito Willy – ha detto al termine del suo intervento l’avvocato Massimiliano Pica – Marco l’ha colpito ma in modo non decisivo: per entrambi chiedo l’assoluzione». Una richiesta giunta dopo oltre quattro ore di arringa durante la quale il penalista ha cercato di smontare l’impianto accusatorio della Procura. Attraverso slide e diapositive, il difensore ha puntato il dito contro la credibilità dei 25 testimoni oculari presenti fuori al pub «Due 2 Picche» la notte tra il 5 e il 6 settembre di due anni fa.

«Nessuno dei testimoni oculari poteva vedere con chiarezza quanto successo la notte del pestaggio – ha affermato Pica -. Al momento dell’aggressione era buio e nessuno era in grado di vedere con chiarezza quello che stava succedendo a causa della troppa gente presente».

Una ricostruzione diametralmente opposta a quella fornita dall’accusa secondo cui quella ai danni di Willy è stata una «una aggressione becera e selvaggia messa in atto da quattro individui» che hanno utilizzato il corpo di un ragazzino “come un sacco di pugilato”». Una azione volontaria, una furia omicida ai danni di un giovane che si è trovato «nel posto sbagliato al momento sbagliato»: il pestaggio, secondo l’accusa, è durato circa 50, interminabili, secondi in cui la vittima è stata raggiunta da colpi a ripetizione: «50 secondi di sofferenza incredibile».

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