mercoledì, Febbraio 1, 2023
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Omicidio del boss Angellotti: l’auto dei killer ritrovata distrutta dal fuoco

Riesplode la faida di Miano, corsa contro il tempo per stanare il commando che ha ucciso “Linuccio ’o cecato”: gli investigatori temono un’immediata reazione dei reduci del clan Lo Russo

Pasquale Angellotti, forte dei suoi trascorsi da camorrista di rango, aveva deciso di farsi nuovamente largo negli affari criminali del quartiere Miano. Da circa due anni, cioè da quando era tornato a piede libero, si era messo alla guida di un manipolo di reduci del clan Lo Russo – gruppo di cui lui stesso è stato uno degli storici “sergenti”- e sua sarebbe stata la regia dietro la gestione di alcuni importanti business illeciti: su tutti la gestione del mercato della droga e delle estorsioni. Nel compiere questa scalata “Linuccio ’o cecato” sarebbe però entrato in rotta di collisione con alcune nuove leve del gruppo con base “abbascio Miano” e proprio da lì sarebbe partito l’ordine di eliminarlo. La sentenza di morte è stata eseguita nella prima serata di ieri con una sventagliata di piombo che non gli ha lasciato alcuna possibilità di scampo. La caccia ai killer di Angellotti è appena partita e qualche indizio potrebbe forse arrivare dagli accertamenti tecnici che saranno eseguiti a breve sull’auto utilizzata dal commando, ritrovata ieri notte in via Santa Croce.

L’inchiesta sul caso è stata affidata ai poliziotti della Squadra mobile, che in breve tempo hanno ricostruito la dinamica dell’agguato e stanno adesso cercando risalire ai responsabili. La trappola mortale è scattata nella prima serata di ieri in via della Liguria, a Miano, strada che ricade nella zona di influenza del clan Lo Russo. Angellotti si trovava al volante della propria auto, una Fiat “500”, quando ha dovuto rallentare la marcia in prossimità di un incrocio. A quel punto i killer sono entrati in azione. Il commando, quasi sicuramente composto da due soli uomini, viaggiava su una Lancia “Y” e ha esploso almeno dieci colpi di pistola all’indirizzo del cognato dell’ex boss di Carlo Lo Russo. Una micidiale pioggia di piombo che non ha lasciato alcuna possibilità di scampo alla vittima designata: centrato alla testa e al torace, Angellotti è praticamente morto all’istante. Intorno alle ventuno la Lancia usata dai sicari è stata poi individuata dalla polizia in via Santa Croce: la macchina è stata quasi del tutto distrutta da un incendio, ma gli investigatori non escludono di riuscire a trovare al suo interno qualche traccia utile allo sviluppo delle indagini.

Per quanto riguarda il movente del delitto, la pista principale battuta per l’assassinio del ras storico dei Lo Russo, poi regista occulto del clan di “Miano di sopra”, risiederebbe nei recenti contrasti con un pari grado di “Miano di sotto”. Ma l’omicidio di Pasquale Angellotti, detto “Linuccio ’o cecato”, 54enne di via Janfolla, cognato dell’ex boss pentito Carlo Lo Russo, si presta a più di un’interpretazione. Quantomeno ad altre due ipotesi: il tentativo di riorganizzare i “Capitoni” a scapito dell’altro gruppo del rione oppure un attacco esterno alla zona per poter invadere completamente il territorio. Per ora gli investigatori escluderebbero però una possibile interferenza dell’Alleanza di Secondigliano, mentre è ritenuto credibile come movente il traffico di droga, business principale della malavita di Napoli Nord. Angellotti aveva da poco finito di scontare una condanna a dieci anni per associazione di tipo mafiosa.

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