Il fratello di Marco Di Lauro, Vincenzo

LA BARBARIE / Le dichiarazioni del pentito. Salvatore De Magistris non volle svelare il nascondiglio di Biagio Esposito: fu picchiato a sangue e i killer passarono sopra il suo corpo in sella a motociclette

Fu la 24esima vittima della prima faida di Scampia. Salvatore De Magitris, spirò in ospedale, il 29 novembre del 2004, dopo un mese di agonia. Era il patrigno di Biagio Esposito, ex affiliato passato nelle fila degli Scissionisti, poi collaboratore di giustizia. Proprio perché non volle rivelare dove si nascondesse il figliastro, il 62enne pagò con la vita. A parlare, tra i primi, della spedizione punitiva condotta dal clan Di Lauro, è stato il pentito Maurizio Prestieri, era il 2008. Il 30 maggio di 12 anni fa, sollecitato dal magistrato, dichiara: «Io ho appreso notizie in ordine alla sorte di De Magistris, quando questi era ancora vivo, infatti questa persona è sopravvissuta qualche tempo, all’aggressione subita. Le notizie le seppi da Vincenzo Di Lauro, sempre durante il nostro processo che per noi era diventata l’occasione per fare il punto della situazione ed aggiornarci sulla faida in corso».

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Prestieri racconta che «Vincenzo aveva appreso tali notizie durante i colloqui con i suoi familiari, in particolare con la moglie e con qualcuno dei fratelli più piccoli. Vincenzo dalla moglie riusciva a sapere notizie anche di fatti avvenuti a Secondigliano e non solo in Mezzo all’Arco (dove si trovava la ‘base operativa’ dei Di Lauro) in quanto la moglie di Vincenzo è sorella della moglie di Raffaele Di Natale, detto il pasticciere, il quale è cognato di Salvatore Petrozzi, che a sua volta era suocero di Fulvio Montanino». Ma cosa riferì Vincenzo Di Lauro a Maurizio Prestieri? «Vincenzo mi disse che da De Magistris, il fratello Nunzio (di Vincenzo Di Lauro, ndr), insieme ad altri due giovani, voleva sapere dove si nascondesse il figliastro, ossia Biagio Esposito detto Biagino, il quale era passato con gli Scissionisti. I giovani lo colpirono con violenza per estorcergli le informazioni che non ottennero, quindi forse non vi era la volontà di ucciderlo ma la violenza era diretta solo ad acquisire informazioni, così mi disse Enzo Di Lauro». Si trattò di una violenza inaudita, i killer, come si apprese in seguito, dopo aver picchiato a sangue il 62enne, passarono sul suo corpo, in sella a motociclette.

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