Mario Cerciello Rega

Le dichiarazioni di un clochard smentite anche da quelle rese dal comandante della stazione dei carabinieri Prati

Omicidio di Mario Cerciello Rega, la presenza di un testimone rispetto a quanto sarebbe avvenuto nei trenta secondi precedenti all’aggressione mortale al vicebrigadiere di Somma Vesuviana, diventa un vero e proprio giallo. Perché il testimone chiave, il clochard Costantin Saracila, quello che può aiutare a stabilire se i militari si sono o meno dichiarati a Gabriel Natale Hjorth e Finnegan Lee Elder (i due americani accusati della morte di Rega), non sarebbe stato sul luogo dell’omicidio quella sera. Quindi, quanto dichiarato da Saracila, il 14 agosto scorso (l’omicidio di Rega si è registrato nella notte del 26 luglio 2019), non corrisponderebbe al vero. Saracila ha raccontato: «Nella notte tra il 25 e il 26 luglio, ero a dormire nel mio solito posto quando venivo svegliato dalle voci di due giovani (…). Dopo pochi minuti, credo circa 5, arrivavano altri due uomini, e si fermavano a parlare con i due giovani. Dopo un breve colloquio uno dei due diventava aggressivo. Io, per non farmi vedere, mi nascondevo e mi mettevo a dormire». Durante le indagini, questa ricostruzione è stata messa in dubbio dal racconto del luogotenente Francesco Del Prete, comandante della stazione Prati. Che ha raccontato, che la mattina seguita alla notte dell’omicidio, non ha trovato alcun clochard, né giaciglio nella zona in cui si è consumato il delitto. La circostanza relativa al giallo di Saracila, è stata riportata dal quotidiano la Repubblica.