Mario Cerciello Rega e Andrea Varriale (fonte Internet)

E’ il testimone chiave, ma gli inquirenti stanno valutando se sia attendibile, o se vada, addirittura indagato per falsa testimonianza. Perché finora, quanto riferito a colleghi e magistrati da Andrea Varriale, vicebrigadiere dei carabinieri, è costellato più di bugie che di mezze verità. Nell’ordine, Varriale, compagno di pattuglia di Mario Cerciello Rega, ucciso nella notte del 26 luglio scorso in Via Cesi a Roma, zona Prati (raggiunto da undici coltellate al costato), ha fornito notizie assai lontane dal vero almeno in tre occasioni. «I killer sono nordafricani», ha detto ai carabinieri intervenuti sul luogo del delitto per avviare le ricerche dei fuggitivi. «Avevo con me la pistola di ordinanza», cosa dichiarata in due distinte circostanze.

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La bugia dell’arma è venuta a galla lo scorso 9 agosto, quando davanti ai magistrati Michele Prestipino (procuratore reggente) e Nunzia D’Elia, ha dovuto ammettere che la pistola, come non l’aveva con sé Cerciello Rega, quella notte, non la portava neanche lui. Per tale motivo la Procura militare lo ha indagato per mancata consegna. Ma dalla deposizione del nove agosto scorso, emergono anche altri particolari, relativi a quanto dichiarato da Varriale.

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Al riguardo dell’intervento in Via Cesi, quello per affrontare il caso di cavallo di ritorno, innescato dal furto dello zainetto di Sergio Brugiatelli (considerato il mediatore del presunto pusher Italo Pompei), Varriale ha dichiarato: «Né io né Cerciello abbiamo avuto la percezione che il nostro intervento servisse a recuperare lo zaino di uno coinvolto in fatti di droga. Se l’avessimo saputo, le modalità dell’intervento sarebbero state diverse». In effetti avrebbero dovuto esserlo, poiché alla fine, i due carabinieri sono andati all’appuntamento con gli americani Finnigan Lee Elder e Christian Gabriel Natale Hjorth, praticamente sguarniti. Sappiamo tutti come è andata: Elder ha affondato 11 volte la lama di un coltello da Marine nel costato di Cerciello Rega, provocandone il decesso. I californiani sono rinchiusi a Regina Coeli con l’accusa di concorso in omicidio.

Non convincono
le dichiarazioni
di Andrea Varriale
che ha già mentito
almeno altre tre volte

Ma tornando alle dichiarazioni rese da Varriale, quest’ultimo dice che nessuno dei colleghi avrebbe avvertito lui e Cerciello Rega, del fatto che Brugiatelli fosse collegato alla truffa nei confronti degli americani. Che, in Piazza Mastai, in cambio di 80 euro, al posto della cocaina si erano visti rifilare una pasticca di Tachipirina. Scoperti da carabinieri fuori servizio, erano scappati, prima però avevano avuto il tempo di afferrare lo zainetto di Brugiatelli, per chiedergli il riscatto: cocaina vera, questa volta, e 100 euro.

Quindi, afferma Varriale, interrogato il 9 agosto: «Dopo l’una siamo stati chiamati dal maresciallo Sansone per un controllo in Piazza Mastai. Nei pressi c’erano gli altri colleghi con un signore che poi abbiamo accertato essere Sergio Brugiatelli, e che non avevo mai visto prima né conoscevo come persona dedita allo spaccio. Nessuno dei colleghi ci ha indicato gli autori della cessione della pasticca di Tachipirina».

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Sempre riguardo a Brugiatelli, Varriale dichiara: «Non abbiamo avuto contezza di chi fossero il truffatore e il truffato». Non è chiaro, poi, perché Varriale e Cerciello Rega si siano portati all’appuntamento con Elder e Hjorth, in Via Cesi, senza comunicarlo alla Centrale operativa. Un appuntamento a cui si recano senza pistola, ma dice sempre Varriale, con placche identificative (tesserini di riconoscimento) e manette.  Le pistole no, erano rimaste in caserma. «Essendo estate e dovendo confonderci con le persone, io ero in blue jeans e maglietta, mentre Cerciello aveva un paio di pantaloni tipo ‘pinocchietto’ e una maglietta». Secondo quanto afferma Varriale, portare la pistola con sé avrebbe fatto saltare la copertura, durante il servizio antispaccio.

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Evidente come i due abbiano affrontato molto alla leggera l’operazione da compiere, e gli inquirenti vogliono comprendere se Varriale dica la verità quando afferma che non sapeva che (lui e il collega) stavano andando a recuperare lo zainetto di Brugiatelli, né che quest’ultimo fosse coinvolto nella truffa, la «sola» della Tachipirina al posto della droga. Gli investigatori sono al lavoro per fare luce anche su un’altra circostanza: i due militari erano in possesso almeno dei tesserini di riconoscimento, oltre che delle manette? Varriale dice di sì, ma Varriale, è stato accertato, finora ha già mentito in almeno tre occasioni.