Mario Cerciello Rega e Andrea Varriale (fonte Internet)

di Francesco Vitale

Il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega è stato ucciso con 11 fendenti, affondati da Finnigan Lee Elder con un coltello da Marine. E questo è assodato. Il caso, con il passare dei giorni, riserva però, sempre nuovi colpi di scena. Circostanze, mezze verità, cose taciute e bugie vere e proprie, tutte connesse alla fase focale della vicenda, vale a dire quella delle modalità di approccio seguite dal carabiniere di Somma Vesuviana e dal collega, Andrea Varriale, all’atto di fermare, in Via Cesi, a Roma, due giovani californiani, il già citato Elder e Christian Gabriel Natale Hjorth (entrambi sono in carcere a Regina Coeli con l’accusa di concorso in omicidio).

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quella notte nemmeno Varriale era armato

Adesso è chiaro che nella notte del 26 luglio scorso (l’omicidio si consuma alle 3.15), all’appuntamento per recuperare lo zainetto sottratto a Sergio Brugiatelli (ritenuto il mediatore di un pusher, ingaggiato per l’acquisto di cocaina), entrambi i militari si siano presentati senza l’arma di ordinanza. Ad ammetterlo, lo scorso 9 agosto, è lo stesso Varriale, che incalzato dal procuratore Michele Prestipino, è costretto a smentire la propria precedente versione. La bugia detta e ribadita, crolla. «Quella sera – dichiara Varriale – quando siamo usciti per il servizio, io e Cerciello avevamo soltanto le manette e i tesserini, ma abbiamo lasciato in caserma le pistole, proprio in relazione al tipo di servizio da svolgere».

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la paura e le bugie che attentano alla verità

E al riguardo c’è un particolare ben più eclatante: Varriale, secondo quanto è emerso nel corso delle indagini, sarebbe stato «coperto» da un suo superiore, il comandante della stazione Farnese, Sandro Ottaviani. Quest’ultimo, il primo agosto, fa mettere a verbale:  «Varriale mi ha consegnato l’arma al pronto soccorso dell’ospedale Santo Spirito» dove si apprende «che Cerciello non aveva l’arma al seguito».

La bugia detta
dal comandante
della stazione
Farnese,
Sandro Ottaviani

Perché Ottaviani ha mentito? Al momento non è dato saperlo. Il suo nome potrebbe finire presto nel registro degli indagati della Procura militare, come è finito quello di Varriale, che si trova a rispondere del reato di mancata consegna (per non aver portato con sé l’arma di ordinanza). La bugia di Ottaviani viene smentita, nei successivi giorni di agosto, e prima della «confessione» finale di Varriale, da altri 5 colleghi, intervenuti immediatamente dopo la tragedia.

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e ancora tanti nodi da sciogliere

Tra questi c’è il maresciallo Daniele De Nigris, che il 4 agosto dichiara: «Ho chiesto testualmente a Varriale se in quel momento fosse armato o dove si trovasse la pistola. Varriale ha risposto: “Non sono armato, la pistola è in sicurezza, in caserma”». Il 5 agosto tocca al carabiniere scelto Alberto Calvo, che afferma: «Al suo ritorno dall’ospedale, ho chiesto a Varriale perché non avesse usato l’arma di ordinanza e lui mi rispose che le armi erano state portate in caserma e messe in sicurezza». Dello stesso tenore le dichiarazioni, messe a verbale, di altri tre carabinieri. Proprio dopo aver ascoltato i militari, il procuratore Prestipino convoca nuovamente Varriale e questi alla fine «confessa». Le indagini della Procura militare, guidata da Antonio Sabino, a questo punto, potrebbero estendersi anche ad altri carabinieri.

C’è da comprendere, eventualmente, perché qualcuno starebbe provando a coprire Varriale. Che non dimentichiamolo, è lo stesso che, fornisce la descrizione degli aggressori, affermando che fossero nordafricani. Un’altra cosa lontana dalla realtà dei fatti. Perché lo ha fatto? Era confuso, scosso per l’accaduto? La circostanza è tutta da chiarire. Come da chiarire il contenuto della dichiarazione relativa al fatto che sia lui che Cerciello Rega avessero con sé le manette di ordinanza e i tesserini identificativi.

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Accanto al corpo del carabiniere di Somma Vesuviana è stato recuperato un marsupio, al cui interno non vi era traccia di «placca» di riconoscimento, né tanto meno di manette. E poi c’è un altro «nodo» da sciogliere. Prendendo in esame le telefonate con la Centrale operativa, i due militari non avrebbero avvertito che, da Trastevere, si sarebbero spostati a Prati per la questione del cavallo di ritorno organizzato dai due americani. Anche se, l’ordine di intervenire, dopo la denuncia di Brugiatelli, sarebbe arrivato proprio dalla Centrale operativa, alle 2.34. Perché tante zone lacunose in questa storia? Perché tante bugie? Oltre a Varriale, si sta cercando di coprire qualcun altro?