Samuel Lincoln Woodward

di Ursula Franco*

 

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Lake Forest, Los Angeles, California. Intorno alle 23.00 del 2 gennaio scorso, Blaze Bernstein, 19 anni, uno studente dell’Università di Pennsylvania, è uscito dalla casa dei suoi genitori con un amico e non vi ha fatto più ritorno.

La scomparsa di Blaze ha tenuto l’America con il fiato sospeso per una settimana, finché, grazie alle piogge, gli addetti alle ricerche hanno trovato il suo cadavere martoriato da 20 coltellate e semi occultato in una fossa nel parco di Borrego, un parco non distante dalla casa della sua famiglia dove il ragazzo si trovava in vacanza.

Blaze Bernstein
Blaze Bernstein

Blaze, la sera della scomparsa si era incontrato con un amico delle scuole superiori, tale Samuel Lincoln Woodward, il quale, sentito nell’immediatezza come persona informata sui fatti, aveva raccontato agli inquirenti che Blaze, quella stessa sera, mentre erano in auto insieme, aveva provato a baciarlo sulle labbra e che lui l’aveva respinto.

Woodward ha riferito agli investigatori di aver raggiunto poi il parco di Borrego insieme a Bernstein e che lo stesso si era allontanato senza fare più ritorno, di aver atteso invano almeno un’ora che Blaze tornasse all’auto e di essersi quindi diretto a casa della fidanzata della quale però non è mai stato in grado di fornire né il nome né l’indirizzo.

Samuel Lincoln Woodward
Samuel Lincoln Woodward

Durante l’interrogatorio Samuel era apparso nervoso e gli investigatori avevano notato che il ragazzo aveva le mani graffiate e sporche di terra e che aveva accuratamente evitato di toccare mobili o maniglie coprendosi le stesse con i polsini della maglia che indossava.

Pochi giorno dopo il ritrovamento del cadavere di Blaze, Woodward è stato arrestato. Gli inquirenti hanno rivelato che Woodward, dopo la scomparsa di Bernstein, era ritornato sulla scena del crimine, aveva lavato l’auto e aveva tentato di cambiare il proprio aspetto tingendosi i capelli.

Woodward è un fervente cattolico ed è politicamente vicino ai conservatori, alcuni lo descrivono come un neonazista, in ogni caso, quali che siano le sue idee politiche, Samuel Lincoln Woodward non ha ucciso Blaze Bernstein perché il povero Blaze era ebreo e omosessuale, in questo caso, politica e religione non c’entrano nulla, almeno non direttamente. Ogni speculazione in questo senso non è che una strumentalizzazione.

Samuel Lincoln Woodward ha ucciso Blaze Bernstein semplicemente perché Blaze lo aveva messo di fronte alla propria omosessualità e, nel giugno 2017, aveva riferito ad alcune amiche di aver avuto un contatto sessuale con Woodward nonostante lui gli avesse fatto promettere di non rivelarlo.

Woodward è un ragazzo omosessuale con un disturbo antisociale di personalità e soffre di “internalized homophobia” (omofobia interiorizzata), un problema che affligge la maggior parte degli individui appartenenti al LGBTQ (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer).

L’omofobia interiorizzata è una forma di odio di sé ed è la conseguenza dello stigma sociale che circonda la comunità dei LGBTQ.

Molti dei soggetti appartenenti alla comunità LGBTQ sono cresciuti in ambienti religiosi e conservatori, proprio come Woodward, e non solo hanno difficoltà a fare “outing” ma spesso non accettano di provare attrazione nei confronti di individui del proprio sesso e si vergognano delle proprie esperienze omosessuali tanto da imporre il silenzio ai propri partners e sottoporli ad abusi verbali e fisici, fino all’omicidio.

La stessa omofobia interiorizzata che ha spinto Woodward ad uccidere Bernstein ha portato il fondamentalista islamico Omar Mateen, nel giugno 2016, a trasformarsi in un Mass Murderer e a uccidere 49 persone in un night club di Orlando, in Florida. Mateen non ha ucciso in quanto fondamentalista, ma nel suo percorso verso il fondamentalismo il suo odio di sé si è esacerbato fino ad eruttare all’esterno i suoi conflitti interiori. Omar Mateen, uccidendo altri omosessuali, ha inteso distruggere quella parte di sé che non accettava.

 

Ursula Franco

Medico criminologo