Fabio Manduca

I presunti legami tra l’indagato e ambienti camorristici

di Giancarlo Tommasone   

Residente ad Arzano, 39 anni, titolare, insieme al fratello, di una impresa di pompe funebri, da ieri si trova nel carcere di Poggioreale, con un’accusa pesantissima: omicidio volontario. E’ Fabio Manduca, considerato dagli inquirenti il responsabile della morte del tifoso varesino Daniele Belardinelli, per averlo investito con l’auto. Avvenne la sera dello scorso 26 dicembre (poco prima del match Inter-Napoli), in Via Novara a Milano, durante gli scontri tra gruppi di ultras nerazzurri e partenopei. Secondo quanto hanno ricostruito gli investigatori, Manduca, alla guida di una Renault Kadjar, avrebbe «consapevolmente premuto l’acceleratore, puntando il gruppo di tifosi rivali, e investendo Belardinelli». Il 39enne, nella giornata di lunedì comparirà davanti al gip Guido Salvini (Tribunale di Milano) per sostenere l’interrogatorio di garanzia.

L’interrogatorio di garanzia
è previsto nella giornata di lunedì

Nelle 86 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare, Manduca viene descritto dagli inquirenti come un indagato dall’«indole violenta ed una elevata pericolosità criminale; la personalità dell’indagato che ha una spiccata capacità criminale, si evince dalla ricostruzione contenuta nella nota  del 24 luglio del 2019 della Digos di Milano: a  partire dal 1998 l’indagato ha commesso una serie di  reati contro il patrimonio quali ricettazione, furto e commercio di prodotti falsi, truffe più articolate in concorso con soggetti di analogo profilo».

L’approfondimento / Altro che dichiarazioni
choc, quelle della Carogna puzzano di bufala

E non solo, «le attività investigative hanno permesso di evidenziare il forte legame di Manduca con Giancarlo Franco, fratello di Vincenzo Franco (detto “Kojak), attualmente riconosciuto come leaderdel gruppo ultras del Napoli, denominato “Mastiffs”, lo stesso gruppo che riveste un ruolo nel “sistema” di spaccio di droga di cui era a capo Gennaro De Tommaso (Genny ’a carogna, poi passato a collaborare con la giustizia), predecessore del Franco alla guida degli ultras e la cui famiglia è legata a quella del clan Giuliano di Forcella». Annotano gli investigatori.

Il profilo dell’indagato
Sulla bacheca Fb la foto
di Raffaele Cutolo

Che sottolineano pure come il «legame di Manduca con le organizzazioni criminali camorristiche (emerga) da un ulteriore elemento: l’impresa di pompe funebri della quale è titolare insieme al fratello è stata di recente oggetto dell’attività investigativa condotta dai carabinieri della Compagnia di Marano (Napoli) che ha portato al sequestro di sette società di pompe funebri riconducibili alla famiglia Cesarano, legata a sua volta ai clan camorristici dei Nuvoletta e dei Polverino di Marano». In base a questi elementi, conclude il gip, «appare verosimile che Fabio Manduca sia un soggetto inserito stabilmente  nel tessuto criminale del suo territorio oltre ai legami molto stretti con le frange estreme dell’ambiente dei tifosi ultras». A confermare i dubbi degli investigatori anche il profilo Facebook dell’indagato, infarcito di citazioni «gomorristiche» tratte dalla pagina ’O Sistema, e che propone, in bella mostra una foto di Raffaele Cutolo. Fondamentale per le indagini, è stata l’attività di intelligence effettuata dagli 007 della Digos. Allegate all’ordinanza le trascrizioni di conversazioni telefoniche ritenute di particolare interesse. Dall’azione e dai contenuti delle telefonate emerge che Manduca ipotizzi di essere intercettato, tanto che arriva a utilizzare il telefono della moglie.

Le intercettazioni telefoniche
Il timore di essere monitorato
Le chiamate effettuate

col cellulare della moglie

Il 18 marzo del 2019, l’indagato contatta Giovanni M. (che è stato convocato dalla Digos di Milano per essere ascoltato a sommarie informazioni), proprio dall’utenza della moglie. Manduca, è scritto nell’ordinanza, chiama dal telefono della moglie per chiedere a Giovanni come sia andata in Questura. «Giovanni gli dice che la polizia sa che si sono sentiti e, preoccupato, cerca di chiudere subito la telefonata. Manduca gli dice di stare tranquillo e gli da appuntamento (nelle prossime ore) per incontrarsi. «’O Be’ ..ma tutto a posto? (…) ma dove sei? (…) sei andato là (in Questura, ndr)?», chiede Manduca. E Giovanni risponde: sì, sì, sono andato. «Va be’, ci vediamo domani di persona?», domanda Manduca. E il suo interlocutore risponde: eh sì, dai. Pochi minuti prima, sempre Giovanni, contattato dall’utenza telefonica in uso a Manduca (e non da quella della moglie dell’indagato), aveva subito troncato la comunicazione, temendo di essere intercettato: «’O Fa’ (Fabio), ’o Fa’, attacca! Attacca!». Sempre il 18 marzo del 2019, Manduca contatta Giancarlo Franco (che lui chiama Giannino).

L’appuntamento a Milano per andare
a prendere la persona ascoltata dalla Digos

A quest’ultimo, è riportato nell’ordinanza, Manduca «riferisce delle sue precedenti conversazioni con Giovanni, descrivendogli lo stato di agitazione del ragazzo. Franco propone un incontro per l’indomani, ma Manduca, anch’egli preoccupato della situazione, propone di aspettare il ragazzo al suo arrivo in stazione. Allo scopo, prega Giannino di inviare un messaggio WhatsApp (quindi non intercettabile) a Giovanni, per preannunciargli che alle 22.30 lo avrebbero atteso all’esterno della stazione (di Milano)». «Io andrei proprio a prenderlo, ti dico proprio la verità… per vedere quello che ha detto. Tu che dici?», afferma Manduca. Al che Franco acconsente, e Manduca gli dice: «Mandagli un WhatsApp: “Senti, ti veniamo a prendere io e Fabio alle 10 e mezza fuori alla stazione”. Va bene?». Sempre grazie a intercettazioni telefoniche, gli inquirenti hanno una conferma importante, relativamente alla tesi che a investire Belardinelli sia stato Manduca. Il 39enne viene intercettato il sei aprile del 2019, mentre parla con un suo amico, tale Agostino. Discutono del fatto che la stampa abbia riportato il nome degli indagati per la morte di Belardinelli e che si starebbe prefigurando l’accusa di omicidio volontario. Agostino, afferma: «Ho detto io, ma quale omicidio? Ho detto io… fratello».

«Quale omicidio?
Quello si è lanciato lui,
davanti alla macchina»

E Manduca sottolinea: «Quale omicidio? Quello si è lanciato lui davanti alla macchina… fratello». E poi c’è l’intercettazione che si registra ancora il 18 marzo. Prima di riuscire a raggiungere telefonicamente Giancarlo Franco, Manduca si «imbatte» per due volte nella segreteria. Nella seconda circostanza, si sente in sottofondo, brevemente, la voce del 39enne che dice: «Dopo due mesi le macchine non hanno niente… davanti… sotto». «La presenza delle ammaccature (evidenziate anche dall’incidente probatorio) è fonte di preoccupazione per Manduca anche nel corso delle indagini», argomentano gli inquirenti rispetto al contenuto dell’ultima intercettazione.