Il 40% portato a termine con armi da fuoco

E’ preoccupante la situazione ricostruita da una indagine di Eures. In Italia, nel 2018, un omicidio su due (il 49,5%) è stato commesso in famiglia. Il 39,9% delle volte con una arma da fuoco per la quale l’assassino – nel 65% dei casi, spesso per motivi di lavoro – deteneva un regolare porto d’armi. Secondo i dati dell’ultimo Rapporto Eures, gli omicidi in famiglia dal 2000 sono stati oltre 3.500 e la loro incidenza sul totale degli omicidi non è mai stata così alta come l’anno scorso: dato probabilmente destinato ulteriormente a crescere nel 2019 visto che nei primi cinque mesi di quest’anno il loro numero è salito del 10,3% rispetto allo stesso periodo del 2018. Il 67% delle vittime è costituito da donne (109 su un totale di 163): l’83,4% delle 130 donne uccise in Italia l’anno passato ha trovato la morte per mano di un familiare o di un partner/ex partner.

I dati del Rapporto Eures

Nel 2018 le vittime degli omicidi familiari sono cresciute al Sud (+14%) e al Centro (+7,1%) e diminuite al Nord (-16): al Sud resta l’indice di rischio più alto (3,14 vittime per milione di residenti).  A livello regionale, la Lombardia, con 29 omicidi in famiglia nel 2018 (+11,5%) si colloca al primo posto per numero di vittime, davanti a Lazio (17), Campania (17), Sicilia (16) e Calabria (11). Tra le province è Roma a registrare il triste primato degli omicidi in famiglia nel 2018 (11) seguita da Caserta (9), Monza e Brianza (8), Torino e Catania (7 in entrambi i territori). L’autore degli omicidi in famiglia è un uomo nell’88,1% dei casi (92,9% considerando il totale degli omicidi volontari): la sua età media è passata da 43,9 anni nel 2000 a 51,5 nel 2018. Età media sempre più alta anche per le vittime (45 anni nel 2000, 48,8 lo scorso anno).

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