LA STORIA DELLA CAMORRA / Per moltissimo tempo si è ipotizzato che dietro l’uccisione di due boss e di una donna ci fosse la stessa mano, ma non andò così

Ci sono voluti più di 30 anni e le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, per ricostruire quelli che furono immediatamente ribattezzati i «delitti dell’ascensore» (dal luogo in cui avvennero le esecuzioni), portati a termine a due giorni di distanza l’uno dall’altro. Il primo, fu quello consumato in un palazzo dell’Arenella, ai danni di Salvatore Fiorillo e della sua amante, Carmela C., il 14 gennaio del 1988; il secondo, il 16 gennaio. In questo caso, obiettivo dei killer, entrati in azione in uno stabile di Chiaiano, fu Gennaro Politelli. I carabinieri lo identificarono dopo alcune ore, Politelli, 33 anni, era considerato vicino al clan Lo Russo. Secondo quanto ricostruirono all’epoca gli inquirenti, era un boss emergente della camorra, che conosceva molto bene un altro ras, Salvatore Fiorillo, appunto, che invece era inserito nel gruppo malavitoso degli Alfano. I delitti, ipotizzarono gli investigatori, erano collegati.

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E per molti anni si è pensato che a compierli fosse stato lo stesso killer. La donna, fu uccisa, perché aveva assistito all’omicidio di Fiorillo, vero obiettivo del raid. In effetti, come dichiarò più di 30 anni dopo i fatti, l’ex boss pentito, Carlo Lo Russo, alias Carlucciello, i delitti erano consequenziali l’uno all’altro. Fiorillo e la sua amante, fa mettere a verbale Carlucciello, furono uccisi da Politelli, che avrebbe voluto subentrare a Fiorillo, nel controllo degli affari illeciti nella zona collinare. La cosa però era stata scoperta dal clan Alfano, che tramite i Licciardi, aveva preteso la testa di Politelli, dai Lo Russo.

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Gli Alfano, infatti, all’epoca, erano legati a doppio filo alla cosca della Masseria Cardone. Ragion per cui, afferma il pentito, Vincenzo Licciardi (alias ’o chiatto) ordinò ai Lo Russo – visto che Politelli orbitava nel loro gruppo – di ucciderlo. Ne andava del prosieguo della pax mafiosa imbastita tra il clan Licciardi e quello di Miano, anche perché nell’omicidio dell’uomo degli Alfano, era coinvolto pure Gennaro Mazzeo, cognato di Carlo Lo Russo. Il delitto fu organizzato nei minimi particolari, Politelli fu attirato in trappola, e venne giustiziato mentre usciva dall’ascensore, in una palazzina a Chiaiano. A commettere materialmente l’assassinio fu Domenico Lo Russo, che nel 2019 ammise di aver eseguito il delitto, per conto del clan.