The Spark
(via Facebook)

La libreria The Spark ha inviato la lettera di licenziamento ai quattro dipendenti due mesi dopo la riapertura

di Fabrizio Geremicca

Il 27 febbraio Francesco Wurzburger, Alessandro Di Rienzo, Zain Saldin e Fabrizio Franco avevano battezzato l’apertura di una libreria alla quale avevano dedicato intensi preparativi: The Spark Creative Hub. Tre piani a pochi passi da Piazza Bovio, spazio polifunzionale con selezione anche di vinili, cd, dvd;  un laboratorio di fabbricazione digitale; un’area dedicata alla formazione e ad eventi culturali. Nelle prime settimane The Spark aveva riscosso notevole successo. Meno di due mesi dopo l’inaugurazione, però, i quattro ricevettero la lettera di licenziamento. The Spark chiuse a metà marzo, infatti, in seguito alle norme anti contagio. Riapre oggi, ma senza i vecchi dipendenti. Personale nuovo di zecca. Wurzburger –  già coordinatore di due librerie Mondadori al Vomero, da quasi un quarto di secolo nel mondo dei libri – ; Di Rienzo,  giornalista e comunicatore  che si era gettato nella nuova avventura dopo aver lasciato l’incarico di staffista del sindaco de Magistris; Saldin, uno dei fondatori della Fonoteca, anima storica della musica e del libro legato alla musica a Napoli; Franco, libraio che viene dalla grande distribuzione ed ha lavorato in Fnac sono rimasti senza stipendio e senza ammortizzatori sociali.

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Di Rienzo, che ha intentato una causa di lavoro, ha affidato la sua amarezza ai social. “Per due anni – scrive sulla sua pagina facebook – chi più e chi meno abbiamo messo a disposizione il nostro tempo, la nostra competenza e la nostra rete di relazioni per la crescita del progetto. Abbiamo poi atteso l’apertura al pubblico per vedere riconosciuti i nostri contratti. In concomitanza con la chiusura per il Covid siamo stati licenziati, nonostante avessimo proposto di metterci in aspettativa a turni di due. Mentre ci licenziavano ci chiedevano, peraltro, di continuare a lavorare alla comunicazione”. Aggiunge:  “Ora The Spark riapre con altri lavoratori. A loro il nostro sincero augurio affinché la nostra amara disavventura sia foriera di rapporti basati sul diritto e  sulla riconoscenza della condivisione del lavoro”. 

Parole dure alle quali Michela Musto, architetto e designer, che incarna anche l’anima imprenditoriale di The Spark , replica in questi termini: “L’interruzione di rapporto di lavoro è stata negoziata con loro davanti all’avvocato ed al consulente del lavoro  perché non c’era la possibilità di garantire la cassa integrazione in quanto abbiamo aperto oltre i limiti temporali che avrebbero consentito di fruirne. Neppure potevamo farci carico, in mancanza di introiti, del pagamento degli stipendi. In previsione della riapertura sono stati richiamati tutti ed ho i messaggi. Hanno detto che con noi non avrebbero più lavorato ed hanno cominciato con denunce e controdenunce. Francesco tra l’altro è un mio cugino e l’ho pregato di tornare. Io non avevo alcun vantaggio a ritrovarmi con la necessità di una squadra completamente nuova da allestire”. Aggiunge: “Hanno perfino mandato una lettera agli assessori per chiedere di non farci  riaprire. Sono serena perché il progetto è forte. Abbiamo dalla nostra l’ateneo Federico II, la Vanvitelli, la Svimez. Abbiamo coinvolto artisti, musicisti, poeti. Io lavoro moltissimo ed abbiamo una quantità di corso di formazione in ballo”. 

Controreplica Di Rienzo: “Nessun consenso. Siamo stati licenziati. Non siamo stati mai ricontattati per riprendere a lavorare con The Spark”. Chiosa con una citazione di Gerardo Marotta: “Un immenso popolo che soffre perché escluso dalla vita civile e strumentalizzato da una borghesia non più illuminata. Una città soffocata da una classe dirigente incapace, da una corruttela generale che strumentalizza le calamità naturali”.