Il pentito casalese Antonio Iovine spiega ai pm antimafia come funziona il sistema del pagamento degli stipendi agli affiliati

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“Dopo la morte di Bardellino e fino alla morte di De Falco e Iovine, c’è stato un periodo di grande fibrillazione all’interno del clan e in questo periodo ha assunto la leadership Francesco Schiavone detto Sandokan”. Il racconto del pentito Antonio Iovine riprende dalla riorganizzazione della cosca dopo il delitto del primo capo casalese, Antonio Bardellino di cui abbiamo scritto in precedenza. “Durante la mia detenzione, tra il 1991 e il 1995, mia moglie ha ricevuto uno stipendio mensile di 4-5 milioni di lire” che le veniva assicurato da Giuseppe Russo detto il Padrino, “che era un mio amico di lunga data”, aggiunge ai pm antimafia che lo stanno interrogando l’ex padrino.

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Nella cassa del clan dei Casalesi, Iovine, Zagaria, Panaro e Caterino “in qualità di responsabili”, dovevano “versare delle quote di 60mila euro ciascuno ogni mese, e questi soldi erano destinati al pagamento degli stipendi agli affiliati liberi e detenuti”. Gli stessi che furono poi ritrovati, durante una perquisizione, a Vincenzo Schiavone, detto Copertone. Un altro tipo di rapporto era quello che riguardava invece i boss detenuti al 41bis cui andavano stipendi molto più ricchi. Ma di questo parleremo nella prossima puntata.

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