lunedì, Novembre 29, 2021
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Obbligo green pass al lavoro: l’Italia non si ferma. Non c’è stata la paralisi

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I «no vax» restano una minoranza sparuta nonostante siano passati dalle fake news ai bastoni

di Mario Polese

Ora si può dire con ragionevole certezza: il Paese non è rimasto bloccato per l’obbligo di esibire il certificato anti Covid all’ingresso del proprio posto di lavoro. Anche questa volta la verità non coincide con la narrazione degli allarmisti. Un classico ormai. È da inizio pandemia che si sono cristallizzate due realtà diverse: quella che viene raccontata con piglio catastrofista (nemmeno fosse il peggior B movie sulla scomparsa dell’umanità) che immagina congiure ad ogni respiro e regie segrete, e l’altra fatta di comportamenti emergenziali guidati dalla comunità scientifica che sono dovuti per fronteggiare una situazione oggettivamente complicata come la gestione di una pandemia su scala mondiale. 

La situazione ad ogni modo appare, per quanto rimanga complicata, sotto controllo almeno per la stragrande maggioranza dei numeri. Venerdì 15 ottobre non c’è stata la paralisi dell’Italia: all’entrata in vigore delle nuove misure di prevenzione del contagio legate al possesso del green pass ci sono state alcune manifestazioni sparse a macchia di leopardo sul territorio nazionale, ma non c’è stato il caos che pure veniva paventato da più parti. La verità è che siamo un Paese e una società migliore di quanto temiamo di essere. Certo esistono sacche, incomprensibili, di resistenza alla normalizzazione ma la sensazione è che via via stanno rimanendo isolate contesti ormai facilmente individuabili. 

L’inizio di un percorso e non il punto di arrivo

La cosa più importante è che, secondo gli ultimi dati ufficiali, l’80 per cento della popolazione ha fatto almeno una dose di vaccino. Proseguendo così l’Italia potrà sempre più tornare a una quasi normalità. Quella normalità che ha consentito al governo, dallo scorso 11 ottobre, di aprire i teatri e i cinema al 100 per cento di capienza massima e gli stadi al 75 per cento. Ovviamente è l’inizio di un percorso e non il punto di arrivo. Ma serve il green pass. C’è poco da girarci intorno. Il pericolo di una ricaduta all’indietro coincidente con il periodo più freddo dell’anno è sempre in agguato. 

Ma ci sono resistenze. Si tratta della netta minoranza della popolazione ma il fenomeno esiste e non deve essere sottovalutato o peggio semplicemente marginalizzato. Perché le manifestazioni di protesta dei vari ‘no vax’ o ‘no green pass’ comunque stanno prendendo piede. Si tratta di piccoli gruppi di persone rispetto al totale della popolazione che però si stanno, man mano che le settimane avanzano, organizzando. Con l’aggravante che alcune forze politiche estreme tentano di strumentalizzare il dissenso per obiettivi elettorali o comunque di consenso. 

Si tratta di una pericolosa deriva

All’inizio i ‘no vax’ erano armati di strumenti di controinformazione sui social alimentata da una vera e propria industria delle fake news. Oggi purtroppo, alcuni sparuti gruppi di loro hanno spranghe e bastoni con i quali minacciano chi non la pensa come loro. Il caso emblematico dell’assalto di inizio ottobre alla sede nazionale della Cgil a Roma ha fatto il giro del mondo. Trovare il modo di normalizzare anche questo fenomeno legato alla paura del contagio e della pandemia non sembra facile. Perché si ha a che fare con l’irrazionale che una pandemia porta sempre con sé.

Basti leggere Alessandro Manzoni nel suo ‘I promessi sposi’ Di paragoni tra la peste del XVII secolo e la pandemia da Covid ne sono stati fatti bizzeffe e probabilmente anche abusandone. Ma sta di fatto che, nella fattispecie di quel sentimento che anima i ‘no vax’ e li rende rancorosi e diffidenti verso tutto ciò che viene imposto dal potere statale o scientifico, ci sono molte ‘debolezze’ comuni che sono, come scriveva Manzoni tipiche delle popolazioni di qualsiasi epoca: «Il povero senno umano cozzava co’ fantasmi creati da sé». E non c’è dubbio che si sta parlando di questo: di come molti essere umani reagiscono al pericolo chiudendosi in cerchi ‘magici’ alimentati da una sorta di autoreferenzialità e sfiducia nei confronti della massa che porta addirittura ad atteggiamenti dannosi per tutti che alterano tutte le ragioni di essere comunità che mira al bene comune prima che all’individualità. 

Quello che probabilmente si potrebbe fare e non alimentare la paura e nemmeno le divisioni con improbabili allarmismi come quello di una paralisi del sistema Italia che di fatto nemmeno questa volta c’è stato.

Mario Polese
Vice Presidente Consiglio Regionale Basilicata

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