lunedì, Gennaio 30, 2023
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«“’O Talebano” era ormai un problema, organizzammo un summit urgente nella “44”»

Il pentito Salvatore Maggio ricostruisce le ultime tensioni sull’asse Pianura-rione Traiano e tira in ballo tutti i ras della zona. Intanto proprio Maurizio Legnante è di nuovo a piede libero

di Luigi Nicolosi

Il capopiazza con aspirazioni da ras stava iniziando a creare non poche fibrillazioni nel quartiere. Girava in strada armato con il verosimile obiettivo di farsi notare dalla “concorrenza” e per questo motivo i principali clan del rione Traiano avevano deciso di vederci chiaro. Quello che ne scaturì fu un summit al quale presero parte tutti i principali esponenti del “sistema” di Soccavo e Pianura: dai Puccinelli-Petrone, ai Cutolo, passando per gli Iadonisi di Fuorigrotta. A rivelare l’inedito retroscena è il collaboratore di giustizia Salvatore Maggio, ex killer del clan Mazzarella poi passato nelle fila della mala del rione Traiano prima di gettarsi tra le braccia dello Stato.

È il 6 dicembre del 2017 quando Maggio, sottoposto all’ennesimo interrogatorio fiume, affida agli inquirenti della Dda di Napoli la ricostruzione del singolare episodio: «Gennaro Cesi è di Fuorigrotta. Appartiene al clan di Cosmo Iadonisi (figlio del ras Francesco, entrambi arrestati pochi giorni fa, ndr), con il quale mi sono incontrato in carcere a Catanzaro, dove eravamo nella stessa cella. Questo clan è nel Parco Lauro. Cesi è il responsabile con Francesco Iadonisi. Il clan Iadonisi è alleato con i “Borotalco” di “’o Checco” e Genni Carra. Ho partecipato a una riunione nella “44” in cui erano presenti Cesi, i miei cugini Francesco Puccinelli e Francesco Petrone detto “’o nano” per il clan Puccinelli».

Stabilito il contesto e indicati per nome e cognome i protagonisti della vicenda, ecco che il racconto di Salvatore Maggio entra nel vivo: «Per il clan della “44” erano presenti Genni Carra, “’o Checco”, Tonino Calone di Posillipo ed Enzo Cutolo. Con me c’era Salvatore Sembianza. La ragione della riunione era che Francesco Petrone si lamentava del fatto che sul rione Traiano “’o Talebano”, di cognome Legnante, girava armato. Allora si voleva capire a chi appartenesse. Il clan della “44” però ci rispose che apparteneva al clan di Pianura». Insomma, quelle di Legnante sarebbero state delle incursioni “fuori zona” per allargare la propria egemonia sul territorio. Maurizio Legnante, tra l’altro, proprio di recente è di nuovo tornato a piede libero, dopo alcuni mesi trascorsi agli arresti domiciliati. Il suo gruppo, stando alle ipotesi di inquirenti e investigatori, potrebbe inoltre essere coinvolto in alcune recenti tensioni che si stanno nuovamente consumando tra i quartieri Pianura e Soccavo. Un copione purtroppo già visto.

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