lunedì, Dicembre 6, 2021
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Nuovo clan Polverino, la stangata è dietro l’angolo: la Procura chiede tre secoli di carcere

Il registi della faida contro gli Orlando tornano alla sbarra e il pm lancia l’affondo: i boss rischiano adesso fino a 16 anni di reclusione

di Luigi Nicolosi

Nuovo clan Polverino, la Procura lancia l’affondo in sede di requisitoria e invoca oltre tre secoli di carcere per gli ultimi ras di Marano, a vario titolo accusati di associazione di stampo mafioso, droga e armi. Sullo sfondo dell’inchiesta culminata nel blitz del maggio scorso c’erano infatti non soltanto gli sporchi affari della cosca con base nell’hinterland flegreo, ma anche la faida con i ribelli del gruppo Orlando. A rischio grosso sono adesso soprattutto i boss Antonio Nuvoletto e Vincenzo Polverino, per i quali il pubblico ministero ha invocato 16 anni di reclusione a testa.

Ecco dunque nel dettaglio le richieste di pena avanzata dal pm Di Mauro innanzi al gip Comella: Cristofaro Candela, 10 anni di reclusione; Luigi Cerullo, 9 anni; Alessandro De Luca, 8 anni; Raffaele Di Maro, 12 anni; Teodoro Iannuzzi, 3 anni; Diego Giarra, 10 anni; Nicola Langella, 8 anni; Felice Moraca, 7 anni; Antonio Nuvoletto, 16 anni; Vincenzo Polverino, 16 anni; Nicola Raimondo, 9 anni; Giovanni Raniello, 9 anni; Salvatore Ruggiero, 9 anni; Claudio Visconti, 8 anni. Con la requisitoria del pm il processo di primo grado che si sta celebrando con il rito abbreviato entra dunque nel vivo. La palla passa a questo punto al collegio difensivo, chiamato a limitare i danni o a puntare a eventuali assoluzioni nel corso delle prossime discussioni.

Decimato, ma ancora attivo. Così inquirenti e investigatori definiscono il clan Polverino, da più di trent’anni nel campo della camorra tra Marano, dove c’è il nucleo originario, la zona dei Camaldoli di Napoli e il comune di Quarto. Nonostante il duro colpo subito con l’arresto dello storico boss “Peppe ’o barone” e della maggior parte dei luogotenenti, il gruppo malavitoso ha continuato ad operare senza sosta. Tant’è vero che alla fine del maggio scorso, al termine di un’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, a sedici indagati sono state notificate dai carabinieri altrettante misure di custodia cautelare per associazione mafiosa, traffico di sostanza stupefacente e intestazione fittizia di beni. Tra loro ci sono un cugino e un cognato del padrino detenuto.

A condurre le indagini (nome in codice “Polvere 3”), sulla base soprattutto di intercettazioni telefoniche e ambientali, erano stati i carabinieri del Nucleo investigativo, che già il 2 maggio 2011 e il 4 giugno 2013 portarono a termine altre maxi-operazione contro il clan Polverino. Il provvedimento restrittivo riguardava la frangia rimasta fedele a Giuseppe Polverino “’o barone”, che per un periodo ha ingaggiato una contrapposizione armata con gli Orlando per poi sancire la pace. Un lasso di tempo in cui le investigazioni, dal 2014 al 2017, hanno consentito di raccogliere gravi indizi a carico degli indagati per la loro partecipazione alle dinamiche criminali nell’area maranese. Tra i destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare comparivano i nomi di Vincenzo Polverino, reggente dell’organizzazione, e Michele Marchesano, con compiti di gestione dell’immenso patrimonio immobiliare del clan, rispettivamente cugino e cognato del “barone”. Ed ancora, tra gli indagati ma senza misura restrittiva a carico, Ciro Cappuccio e Armando Del Core, entrambi condannati in via definitiva all’ergastolo come esecutori materiali dell’omicidio di Giancarlo Siani, il cronista trucidato sotto casa la sera del 23 settembre 1985.

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