Il padrino della Nco Raffaele Cutolo

Gli anni di piombo e sangue

di Giancarlo Tommasone  

Nuclei giustizieri campani, una sigla che nel nome e nel linguaggio utilizzato dai suoi componenti, sembra quasi scimmiottare le Brigate Rosse, di cui copia persino il modo di avvertire la stampa. E’ la sigla che rivendica anche la paternità di un omicidio e di una gambizzazione, avvenuta più di 38 anni fa, a Secondigliano. Siamo in piena guerra, da una parte la Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo, dall’altra il cartello della Nuova famiglia. Il 17 ottobre del 1981 due giovani armati di fucili a canne mozze fanno irruzione all’interno di una salumeria, al Rione 167. Si dirigono verso Salvatore Gargiulo (29 anni) e fanno fuoco, uccidendolo. La moglie di Gargiulo, la 21enne Antonietta Venturini, è nel retrobottega, insieme al figlio della coppia, un bimbo di sei anni. Sobbalza quando sente il rumore degli spari e si precipita nel locale aperto alla clientela, per rendersi conto di cosa stia accadendo.

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I malviventi non si fermano, le sparano alle gambe. Messa a segno la missione, i due sicari raggiungono un ciclomotore, montano in sella e riescono a dileguarsi. Tutto questo mentre molte persone del rione sono in preda al panico a causa della sparatoria. Poco dopo alla sede napoletana dell’agenzia Ansa, arrivano tre telefonate. In perfetto stile brigatista, i tre distinti telefonisti si attribuiscono la paternità dell’operazione e lanciano un avvertimento. «Qui, Nuclei giustizieri campani – riferisce il primo – Rivendichiamo l’uccisione del boia Salvatore Gargiulo, detto caramella, boia di Cutolo e della Nuova camorra organizzata. Invitiamo tutti gli appartenenti alla banda Cutolo a distaccarsi dalla Nuova camorra e a dare un tangibile segno di ravvedimento». Anche con la seconda e terza telefonata, persone che hanno detto di parlare a nome del Nucleo giustizieri campani, attribuiscono a detta organizzazione l’omicidio di Salvatore Gargiulo. I componenti del gruppo spiegano che gli Ngc si prefiggono come obiettivo quello di combattere «Cutolo e la sua banda». Pertanto «invitiamo tutti i componenti della Nco di Cutolo a distaccarsi da essa. Li invitiamo soprattutto a non commettere soprusi nelle carceri, altrimenti stermineremo le loro famiglie».