sabato, Novembre 26, 2022
HomeNotizie di AttualitàNon si vive di sola gloria: stipendi da fame per i ballerini...

Non si vive di sola gloria: stipendi da fame per i ballerini precari del San Carlo

Un artista del Massimo racconta a Stylo24 la sua esperienza: «La tentazione di mollare è stata forte»

di Fabrizio Geremicca

Oltre dieci anni d’incertezza, difficoltà economiche, talvolta scoramento e tentazione di mollare. Poi, finalmente, un contratto vero. Danilo Di Leo è uno dei ballerini i quali, dopo un lungo precariato, sono stati finalmente stabilizzati dal Teatro San Carlo. Ha superato il concorso varato qualche tempo fa ed ora è a tutti gli effetti un ballerino interno al Massimo partenopeo. C’è, però, chi non ce l’ha fatta e trascorrerà anche il prossimo anno nell’incertezza. Stylo ha chiesto a Di Leo di raccontare i suoi dieci anni da precario del ballo.

Quanto guadagna ogni mese un ballerino del Teatro San Carlo che non è inquadrato nell’organico stabile?

«Lo stipendio è identico per i precari e per quelli che hanno un contratto a tempo indeterminato. Parliamo di 1300 euro. Il punto dirimente è che se hai un contratto vero sei coperto per dodici mesi all’anno. Se sei precario no».

Quanti mesi lavora un ballerino «a chiamata»?

«Dipende dal numero delle produzioni. Se si prevedono, faccio un esempio, due balletti, il lavoro è per quattro mesi. Se i balletti sono quattro, è per otto mesi. Per questa stagione, per esempio, credo che siano previsti due balletti».

I sacrifici di un ballerino precario

Lei come faceva fronte alle spese? Non si vive con 2600 o con 6400 euro all’anno.

«Certo che no. Si cerca di integrare con altro, per esempio con l’insegnamento nei corsi di danza, e di risparmiare quel che si è guadagnato. Non è facile, però, anche perché un ballerino del San Carlo, precario o stabile che sia, non può certamente lasciarsi andare, deve costantemente allenarsi. Servono rigore, impegno, concentrazione e bisogna pagare le lezioni per essere sempre pronti ed allenati».

Ha mai pensato di gettare la spugna?

«Più di una volta, in particolare durante la pandemia. Tutto era fermo, non vedevo prospettive, la fatica mentale si faceva sentire. Ad un certo punto avevo pensato di cercare uno stipendio sicuro come collaboratore scolastico. Era il mestiere di mamma. Quando avevo diciotto anni lei mi esortò a presentare domanda e mi chiamarono. Poi mi sono dedicato completamente al ballo, ma tra il 2020 ed il 2021 la tentazione di mollare la mia grande passione si è fatta sentire. Per fortuna ho resistito ed è arrivato questo concorso che, con tutti gli altri ballerini precari storici del San Carlo, aspettavo da molto tempo».

Articoli Correlati

- Advertisement -