Il drammatico racconto di un volontario delle ambulanze private

Malati di Covid o di altre patologie che chiamano disperati perché abbandonati a casa senza assistenza, e un business, quello delle ambulanze private, che sembra allargarsi con l’evolversi della pandemia, a scapito dei più disperati. Emerge un quadro a tinte molto fosche nel racconto fatto da un “testimone oculare”, una “voce di dentro” da sempre nel settore delle ambulanze private nel Casertano, che dall’inizio dell’emergenza Coronavirus continua a osservare “un sistema di assistenza sanitaria assolutamente inefficiente e totalmente ingiusto in cui le regole non vengono rispettate”, ed in cui, “va avanti chi ha più risorse e rapporti”. Il volontario vuole restare anonimo per evitare ritorsioni in un settore in cui iniziano ad arrivare denunce importanti, come quello del presidente della Croce rossa napoletana Paolo Monorchio, che qualche giorno fa ha segnalato “il mercimonio che si sta registrando a Napoli sulla pelle degli ammalati e dei loro familiari, con tariffe fino a mille euro”, invitando le autorità preposte ad indagare, “cercando di recidere gli eventuali legami con la criminalità organizzata”.

Tutto parte dalla circostanza oggettiva che le 22 ambulanze del 118 casertano sono tutte riservate al Covid, ma non riescono, visti gli alti numeri (17583 le persone attualmente positive al Coronavirus), ad assicurare un servizio efficiente; le attese per l’arrivo di un’ambulanza sono in media di 24-48 ore, poi i mezzi, dopo il trasporto, devono andare alla misericordia di Caivano (associazione che ha l’appalto per il servizio del 118) per la sanificazione, perdendo altre ore. Ci sono poi i malati di altre patologie, per i quali restano solo le ambulanze private, con tariffe alte; proprio a queste ultime si rivolgono per le emergenze numerosi malati, Covid e non; e così che è sviluppato un business con molte ambulanze che arrivano anche dal napoletano.

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La sensazione è quella di una “giungla”. “Vi sono ambulanze private – denuncia il volontario – che fanno trasporto Covid, facendosi pagare tra i 4-500 euro, e senza alcuna tutela dei malati. Ci sono casi di mezzi che la mattina portano i dializzati negli appositi centri, e nelle 3-4 ore di attesa, fanno servizio Covid, dopo essere stati chiamati da pazienti disposti a pagare per essere portati negli ospedali dove verranno ricoverati. Credo che una mano importante al 118 potrebbe darla la Croce Rossa di Caserta, che però è assente a differenza di quella di Napoli”.

“Al nostro centralino – continua a raccontare il volontario – ci chiamano persone che hanno bisogno di assistenza ospedaliera, perché malati di Covid, che vengono indirizzate in modo non corretto dal 118 verso ambulanze private. Poche notti fa mi ha chiamato una ragazza di San Nicola la Strada che piangeva disperata perché aveva entrambi i genitori anziani malati di Covid; mi ha raccontato che ha dovuto pagare 400 euro ad un’ambulanza privata per far portare il papà al pronto soccorso dell’ospedale di Caserta, mentre la madre, invalida, è rimasta da sola a casa, con il pannolone sporco di escrementi, e nessuno che potesse assisterla; gli operatori socio-sanitari si sono rifiutati di entrare, per non rischiare il contagio. Lei ci chiedeva di prendere la madre e portarla al pronto soccorso, ma non potevo farlo, e così a malincuore ho dovuto riattaccare”. Il volontario racconta anche di essere stato chiamato “da persone residenti a Calvi Risorta, che erano disposte a pagare qualsiasi cifra se io mi fossi recato da loro con un’ambulanza dotata di ossigeno, e avessi caricato un loro congiunto malato di Covid”. Ci sono poi i malati “ordinari”, “che sono ormai totalmente abbandonati”. “Pochi giorni fa – riferisce il testimone – mi chiamò una donna che aveva un forte dolore dovuto ad una lombosciatalgia, e che non riusciva muoversi; voleva farsi accompagnare dalla mia ambulanza in ospedale, dopo che aveva chiamato invano il 118 e la guardia medica. Anche in quel caso ho dovuto dire di no”.